Emanuela Orlandi, sul giallo della scomparsa anche l'ombra della banda della Magliana
di Emilio Orlando

Emanuela Orlandi, sul giallo della scomparsa anche l'ombra della banda della Magliana

Macabro ritrovamento di ossa umane in un locale annesso alla sede della Nunziatura apostolica di via Po a Roma. Sul posto sono intervenuti gli agenti della sezione omicidi della squadra mobile della questura di Roma delegati dal procuratore capo Giuseppe Pignatone per "accertamenti". I rilievi della polizia scientifica serviranno dopo i risultati delle perizie dei genestiti ed agli archeologi forensi a stabilirne l'età, il sesso e la datazione della morte. Allo stato attuale non è ancora certo a che epoca risalgano i resti e se riguardino una sola persona. In passato si sarebbero verificati altri episodi analoghi. Si stanno eseguendo comparazioni, concentrate in particolare sul cranio e sui denti, per verificare se i resti rinvenuti si ricolleghino al caso di Emanuela Orlandi. Le indagini si svolgono in collaborazione con la magistratura italiana e quella vaticana. La Procura di Roma sta procedendo per l' ipotesi di reato di omicidio. Il ritrovamento sarebbe avvenuto in un edificio di proprietà del Vaticano. L'autorità giudiziaria italiana ha disposto accertamenti tecnici per cercare di individuare a chi appartengano questi resti. Il lavoro degli inquirenti punta in particolare a verificare se le ossa possano essere compatibili con il Dna di Emanuela Orlandi ma anche di Mirella Gregori, le due minorenni scomparse a Roma nel 1983.

Emanuela Orlandi, trovate ossa in Vaticano. Aperta inchiesta


Emanuela Orlandi, figlia quindicenne di un dipendente del Vaticano, è sparita nel nulla il 22 giugno del 1983. Da allora sono passati 35 anni di indagini, illazioni, depistaggi che hanno portato a una altalena di speranze e delusioni ma senza mai una spiegazione plausibile di cosa sia avvenuto. 
 

 


Allo stato attuale non è ancora certo a che epoca risalgano i resti e se riguardino una sola persona. In passato si sarebbero verificati altri episodi analoghi. Si stanno eseguendo comparazioni, concentrate in particolare sul cranio e sui denti. Le indagini vaticane si svolgono in collaborazione con la magistratura italiana. L'autorità giudiziaria italiana ha disposto accertamenti tecnici per cercare di individuare a chi appartengano questi resti. Il lavoro degli inquirenti punta in particolare a verificare se le ossa possano essere compatibili con il Dna di Emanuela Orlandi ma anche di Mirella Gregori, le due minorenni scomparse a Roma nel 1983.

A luglio del 2008 la polizia ispezionò alcuni sotterranei di un palazzo nel quartiere romano di Monteverde, che secondo le indicazioni di Sabrina Minardi, collaboratrice di giustizia per il caso Orlando ed ex amante di Enrico De Pedis detto Renatino, elemento di spicco della banda della Magliana, in quello stabile c'era la prigione in cui venne tenuta segregata Emanuela. La scientifica, insieme agli uomini della  mobile, ispezionò anche i sotterranei dell' abitazione appartenuta a Daniela Mobili, la donna di Abbruciati, uno dei boss della Banda della Magliana insieme a Enrico (Renatino) De Pedis. Ma ha anche esplorato i cunicoli che si trovano sotto la scuola materna ed elementare di piazza Ravizza. Vennero impiegati diverse strumentazioni elettroniche all' avanguardia, come georadar,  cani molecolari per fiutare tracce di ossa e reagenti chimici, ma le indagini non portarono a nulla di concreto. Nel corso degli anni, il fratello Pietro a diramato numerosi appelli, non ultimo quello rivolto a Papa Francesco, affinchè venisse fuori la verità sulla sorella.


L'anno successivo la Minardi venne convocata in procura a Roma per essere ascoltata dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal pm Simona Maisto in merito ad alcune novità investigative che emrsero allora.  Agli inquirenti raccontò con dovizia di particolari come morì Emanuela. Secondo la superteste la Orlandi fu uccisa qualche mese dopo il sequestro e che il cadavere, fu gettato chiuso in un sacco assieme a un altro corpo in una betoniera. La Minardi asserì di non aver visto il corpo della Orlandi. Lo apprese solo  da De Pedis, che lei accompagnò  in un cantiere a Torvajanica, sul litorale romano. Con Renatino - secondo la Minardi - c'era un altro uomo che però non venne mai identificato dalle indagini svolte negli anni. 
 


Ultimo aggiornamento: Martedì 30 Ottobre 2018, 23:37
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