L'assoluzione di Virginia Raggi fa scattare il domino delle elezioni a sindaco di Roma. "Esultano" Calenda e il centrodestra. Ecco perché
di Marco Esposito

Elezioni Sindaco di Roma 2021, l'assoluzione di Virginia Raggi apre le danze della corsa al Campidoglio

Come in un domino. L'assoluzione di Virginia Raggi ha delle conseguenze dirette e indirette su molti dei tasselli che fanno parte della corsa al Capidoglio del prossimo anno. Innanzitutto chi sperava che un'eventuale condanna della Sindaca in secondo grado nel processo sulla nomina di Marra coincidesse con un suo ritiro dalle elezioni amministrative capitoline deve riporre il "sogno" nel cassetto. 

 

Non è un mistero che molti esponenti di centro-sinistra, nel Pd e a sinistra del Pd, vedessero nella rimozione per via giudiziaria della Sindaca Raggi dalla corsa al Campidoglio l'opportunità di dar vita anche nella Capitale all'alleanza Pd-M5S che è la base portante della maggioranza parlamentare del Governo di Giuseppe Conte. Impensabile, invece, per il Pd allearsi con il M5S sostenendo Virginia Raggi, etichettata ancora in queste ore da molti esponenti democratici come "il peggior amministratore della storia di Roma". 

 

Dopo questa assoluzione, quindi, Virginia Raggi è in una posizione di forza. «Chi non mi ha sostenuto ora taccia» ha sentenziato la Sindaca. Un chiaro segnale ai nemici interni: ora basta, ora è il momento che stiate in silenzio. 

 

A questo punto tocca al Pd muovere in questa complicata partita a scacchi. I democratici devono affrontare il nodo della candidatura a sindaco della Capitale in tempi brevi, cosa che fino ad oggi Zingaretti ha preferito rimandare. 

 

I democratici hanno davanti a loro tre strade percorribili. La prima è la più semplice: sostenere Carlo Calenda, già sceso in campo da diverse settimane. Una soluzione sulla quale il Pd ragiona da tempo, ma che sconta l'impopolarità dell'ex ministro dello sviluppo economico tra gli elettori del M5S in un eventuale ballottaggio con la destra. 

 

La seconda prevede che il Pd scelga un proprio candidato, magari con il metodo delle primarie (ma in piena Pandemia si possono programmare delle elezioni primarie?), con il quale presentarsi alle elezioni comunali di giugno per affrontare Calenda, Virginia Raggi e il candidato del centrodestra. Una rosa di candidati ampia a cui vanno aggiunti il giovanissimo Federico Lo Buono, e il "liberista" Andrea Bernaudo, impeganto da settimane nel sollecitare il centrodestra romano a collaborare per trovare un candidato da proporre ai cittadini romani. Uno scenario pericoloso per i Dem, perché significherebbe dividere le forze del centrosinistra, con il rischio che il candidato progressista non centri l'obiettivo minimo del ballottaggio. 

 

La terza opzione è la più difficile da mettere in pratica, ma è ancora la preferita di chi pensa che l'alleanza con il M5S sia l'unica opzione possibile per i Pd a livello nazionale e locale; un'alleanza strutturale quindi affinché il centrosinistra si mantenga competitivo nei confronti del Centrodestra. È chiaro che questa strada prevede che Virginia Raggi rinunci alla sua candidatura a Sindaco, magari in cambio di un incarico di (grande)b prestigio in un eventuale rimpasto di governo. Molto difficilmente, però, a questo punto, in questa posizione di forza, Virginia Raggi rinuncerà a correre per un secondo mandato. 

 

Quel che è certo è che ora la corsa per l'elezione a Sindaco di Roma può (deve) partire, e che i voti del M5S potrebbero diventare decisivi in un eventuale ballottaggio tra centrodestra e centrosinistra. Secondo molti osservatori questo schema favorisce il centrodestra, proprio perché gli elettori più legati a Viriginia Raggi, quelli che la sosterebbero nel primo turno, difficilmente voterebbero un uomo del Pd nel decisivo ballottaggio. Non è sbagliato pensare che tra coloro i quali hanno esultato oggi per l'assoluzione della Raggi ci sia anche qualche dirigente del centrodestra romano. 

 

 


Ultimo aggiornamento: Sabato 19 Dicembre 2020, 21:55
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