Covid, quando il virus ci tiene lontani dai nostri cari: magari di "soli" 234 passi. Chi può faccia il 235esimo

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di Davide Desario

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234. Sono i passi che separano il portone della mia casa da quello della clinica ICC di Casalpalocco.
234. Sono i passi che mi hanno separato da mio padre che, con tutta Roma, proprio in quella clinica è stato ricoverato in terapia intensiva in stato di coma.
234. Sono i passi, tra pioggia e foglie, tra freddo e vento, che ho percorso cercando di stargli vicino pur non potendo. Perché in questo dannato tempo i malati non possono ricevere visite.
234. Passi sono pochissimi. Eppure sono infiniti se, poi, non puoi fare il 235esimo. Se non puoi abbracciare. E sei completamente disarmato.
234. Passi fatti anche al ritorno. Girandoti indietro quasi ogni secondo sperando, chissà, che qualcuno ti chiamasse per darti una bella notizia. E invece niente. 


Hai passato giornate intere a casa, a 234 passi da lui, seduto davanti al computer. E non sei riuscito a pensare ad altro. Incapace di arrenderti all’idea che non puoi fare niente. E ogni notifica sul cellulare è stato un sussulto, sperando fosse una buona notizia. Così come ogni numero sconosciuto ti ha invece fatto tremare perché temevi fosse la peggiore delle notizie.


234. Una maledetta combinazione, 2-3-4, che rappresenta una crescita costante e graduale. Quella che proprio lui mi ha insegnato: costanza e determinazione. Senza fretta. Senza scuse. Senza scorciatoie. Senza paura.
234. Battiti del cuore. Lacrime che scendono. Immagini che ti arrivano dal passato come diapositive in un proiettore impazzito.
Ecco, voi che ancora potete, fate quel 235esimo passo. Fatelo presto. E Fatelo per tutti quelli come me che non abbiamo potuto farlo. E non potremmo farlo mai più.

 

Davide.Desario@leggo.it

 

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Ultimo aggiornamento: Venerdì 11 Febbraio 2022, 12:46
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