Chiara Moscardelli: «Extravergine, anche nel nuovo libro le mie protagoniste mi somigliano tutte»
di Valentina Catini

Chiara Moscardelli: «Extravergine, anche nel nuovo libro le mie protagoniste mi somigliano tutte»

«Non amiamo le cose semplici, è vero. Forse la felicità ci fa paura. Forse temiamo la solitudine e ci sentiamo complete solo nell’incontro con un uomo. Ma allora perché diamine quest’uomo non lo scegliamo bene?». Così esordisce Chiara Moscardelli, scrittrice romana dalla penna spiritosa e ironica nel suo penultimo romanzo Volevo essere una vedova. Moscardelli è autrice di molti romanzi chick lit (dedicata alla single in carriera) - per citarne alcuni: Volevo essere una gatta morta, La vita non è un film, Quando meno te lo aspetti, Teresa papavero e la maledizione di Strangogalli - è tornata in libreria con Extravergine, prequel dell’omonima serie tv che sbarcherà su Fox life il 9 ottobre.



Come sono le donne dei romanzi di Chiara Moscardelli?
«Sono un po’ come me: la maggior parte delle protagoniste dei miei libri hanno un blocco emotivo molto evidente e per questo, vivono in una confort zone, nella pace più assoluta e senza stravolgimenti. Chiaramente non è un bel modo di vivere. Poi, succede qualcosa che le obbliga a uscire dal proprio guscio e iniziano a vivere le loro avventure. Questo le farà crescere, troveranno l’amore se è quello che realmente cercano oppure risolveranno le loro problematiche emotive». 

Cosa consiglia alle donne che si considerano incomplete?
«Di fregarsene e andare avanti per la loro strada. Coltivare sempre i propri sogni e non ascoltare chi dice che, superata una certa età, una donna non possa più seguire le proprie aspirazioni». 

Nel romanzo Volevo essere una vedova sembra che la nostra società fatichi a considerare le donne over quaranta single e senza figli complete. Secondo lei perché?
«È da sempre così. L’uomo va a caccia e la donna rimane a casa. Credo che questo dipenda dalla paura che ha sempre governato la società e gli uomini che temono profondamente l’enorme potenziale delle donne, capaci da sempre di grandi imprese. Paradossalmente c’è più paura oggi che siamo più evoluti».

Il libro che l’ha fatta conoscere al pubblico femminile è Volevo essere una gatta morta. Aspira ancora a essere così?
«Assolutamente, di base non smetti mai di desiderarlo. Quando vedi una gatta morta, il desiderio di essere come lei è fortissimo, perché ha una vita molto più facile, nel lavoro, nella vita sociale, nelle relazioni affettive. Non so se questo tipo di donne siano felici, però, viste dall’esterno, la loro vita è molto più semplice. Effettivamente, anche ora vorrei essere una gatta morta, il problema è che questo modo di essere lo devi ereditare dalla nascita, non si può imparare: o lo sei o non lo sei».

Parliamo di Extravergine, il suo ultimo romanzo.
«Extravergine, ha ispirato l’omonima serie Tv interpretata da Ludovica Comello. Il personaggio non è mio ma, era talmente calzante con le mie protagoniste, che scrivere il prequel è venuto automatico. Dafne è una donna di trent’anni che fa fatica ad accettarsi, è insicura, problematica. È cresciuta tra una madre egocentrica e ingombrante, ex attrice di film soft porno e un padre completamente assente. È talmente terrorizzata dall’amore che a trent’anni è ancora vergine. Grazie a un viaggio in Azerbaijan che si rivelerà pieno di vicissitudini, riuscirà a sciogliere molti nodi della sua personalità e a trovare se stessa».

Nei suoi romanzi si parla anche di amori tormentati. Cosa sta succedendo oggi alle relazioni?
«Non ne ho idea! Quello che posso dire è che vedo solo uomini narcisi, che ascoltano poco, sono completamente presi da se stessi e, in generale, che hanno poca voglia di mettersi in gioco e sacrificarsi. Che poi, non è neanche tanto in fatto che non vogliano buttarsi, ma lo fanno a modo loro. Quello che loro definiscono “impegno” non è abbastanza. Sembrano veramente dei bambini mai cresciuti, anche un po' prime donne, che hanno bisogno di continue attenzioni. E noi dove siamo?».

Moscardelli, quarantasette anni, single. Si sente ancora “zitella”?
«Sì, io sono zitella, dopodiché la vivo benissimo. Sono serena in merito a questo tema. Sono gli altri in realtà a farti sentire zitella. In generale ti domandano “come mai sei ancora sola?”, ed è una domanda che non ha senso. Ci sono milioni di motivi per cui una donna adulta voglia stare da sola, e la società che impone certi stereotipi. Ma una donna può avere una vita piena a prescindere, facendo viaggi, avendo passioni, amici e un lavoro che la renda felice».

Quanto c’è di autobiografico nei suoi personaggi femminili?
«Tanto. Nel senso che la base originaria delle mie protagoniste è autobiografica. Tutte hanno questo blocco emotivo, sono single e provengono da famiglie disfunzionali. Tutte, attraverso un percorso personale riusciranno a superare i propri limiti. In Volevo essere una gatta morta e Volevo essere una vedova sono proprio io, negli altri romanzi invece, c’è comunque molta somiglianza».






















































 
Lunedì 7 Ottobre 2019, 08:31
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