Cerciello, la telefonata tra gli americani e Brugiatelli: vieni da solo

di Valentina Errante
Un file audio di un minuto e 19 secondi. Poco prima dell'incontro a Prati, a Roma, dove i carabinieri Andrea Varriale e Mario Cerciello Rega saranno aggrediti da Finnegan Lee Elder, che accoltellerà a morte Mario Cerciello, e Christian Natale Hjort, Sergio Brugiatelli contatta sul suo cellulare i due turisti fuggiti con la sua borsa.

Accanto all'uomo  ci sono già i due militari che registrano la conversazione, adesso agli atti dell'inchiesta sulla morte di Cerciello Rega: «Vieni da solo, sei con il tuo amico?», chiede Natale al telefono. Qualche ora prima, a Trastevere, Brugiatelli aveva accompagnato i ragazzi da uno spacciatore che aveva venduto loro tachipirina al posto di cocaina. L'intervento di quattro militari fuori servizio aveva provocato la fuga generale. Così erano stati chiamati a intervenire Varriale e Cerciello Rega.
 

Varriale: «Mostrammo il tesserino. Eravamo senza pistola, difficile nasconderla in borghese». «Eravamo senza pistola: quando fai quei tipi di servizio, in borghese, non sai dove nasconderla ma mostrammo il tesserino di riconoscimento e ci qualificammo». È, in sintesi, la versione fatta mettere a verbale, il 9 agosto scorso, dal carabiniere Andrea Varriale nel corso dell'audizione svolta in procura a Roma su cosa avvenne la notte del 26 luglio scorso quando il vicebrigadiere Mario Cerciello Rega venne colpito da 11 coltellate sferrate da Finningan Lee Elder. Un racconto, che gli inquirenti giudicano credibile, con il quale il carabiniere che era in pattuglia con Cerciello prova sgombrare i dubbi sulla dinamica della drammatica colluttazione.

Il verbale dell'audizione svolta nell'ufficio del procuratore facente funzioni, Michele Prestipino, è stato messo agli atti dalla Procura in vista dell'udienza del tribunale del Riesame che il 16 settembre prossimo dovrà vagliare l'istanza di scarcerazione avanzata dai difensori di Natale. Dal canto loro gli avvocati di Elder hanno rinunciato all'udienza. Un particolare, quello sulla mancata presenza dell'arma, più volte smentito da inquirenti e investigatori durante la prima fase delle indagini. «L'ho lasciata nell'armadietto», ha aggiunto Varriale spiegando che la decisione era legata al fatto che l'attività di controllo delle piazza di spaccio viene svolta in borghese, con un abbigliamento per non dare nell'occhio, in particolare durante l'estate, simile a quello di qualsiasi turista in giro per le stradine di Trastevere: maglietta e bermuda.

«Per noi è impossibile in questo modo nascondere l'arma», ha puntualizzato Varriale. Per quanto riguarda l'utilizzo del distintivo di riconoscimento Varriale ha assicurato che i due lo hanno mostrato subito ai due giovani americani affermando di «essere carabinieri». Anche su questo punto non sono mancate polemiche e le difese hanno parlato di un «vero e proprio giallo» in quanto nel marsupio di Cerciello sono stati trovate «chiavi, banconote, un cellulare e un mazzo di carte» ma non la placca di riconoscimento.

Agli atti anche un video di circa trenta minuti che va a coprire il «buco» di 24 minuti intercorso dal momento in cui i due americani escono dall'albergo dove alloggiavano fino all'appuntamento che avevano preso con Sergio Brugiatelli, l'intermediario del pusher a cui volevano restituire lo zaino sottratto a Trastevere alcune ore prima. Il video mostra i due ragazzi muoversi nervosamente avanti e indietro, passando più volte davanti ad un bar, per effettuare una sorta di «ricognizione» della zona arrivando anche a controllare la presenza delle telecamere a circuito chiuso. Elder e Natale sembrano tesi e preoccupati, si nascondono dietro le macchine in sosta, al passaggio di un mezzo dei carabinieri. Dal video non è possibile individuare il coltello utilizzato da Elder per colpire Cerciello. L'arma, secondo quanto accertato, era stata occultata dal giovane americano sotto la felpa che indossava.

Venerdì 6 Settembre 2019, 15:50
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