Mario, carabiniere ucciso a Roma. La moglie in lacrime: «Me l'hanno ammazzato»

Si erano sposati lo scorso 13 giugno ed erano tornati dal loro viaggio di nozze solo lunedì. Il dolore che sta vivendo Rosa Maria, la moglie di Mario Cerciello Rega, il carabiniere ucciso stanotte a Roma, è indescrivibile. «Me l'hanno ammazzato», ha gridato in lacrime la donna mentre usciva dalla camera mortuaria del Santo Spirito.

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«Lei viveva per lui, è una tragedia», racconta un amico in lacrime. «Ancora non ci posso credere», ripete un fratello della vittima. Presenti fuori la camera mortuaria dell'ospedale romano almeno 100 tra amici e parenti arrivati dalla Campania, regione d'origine di Mario Cerciello Rega. Anche il cugino è incredulo: «Era diventato carabiniere poco dopo la morte del padre, aveva appena 18 anni quando è successo. Tutta la nostra famiglia ruotava intorno a lui, non è possibile morire per una borsa con un cellulare. Amava il suo lavoro ed era felice, ora è finito tutto».

Il 35enne vicebrigadiere dei carabinieri, attivo anche nel volontariato, aveva saputo farsi amare da tutti, a Roma come a Somma Vesuviana, il suo paese d'origine. Il sindaco, Salvatore Di Sarno, era un amico di Mario e oggi lo ricorda così: «Era un ragazzo solare, bello dentro e fuori. Non si può morire così per 1400 euro al mese, ma chi fa quel mestiere sa che c'è il rischio di non tornare a casa. Un ragazzo umile, che sin da giovane ha dovuto affrontare mille difficoltà. Il suo papà è morto che lui era appena 18enne, e Mario si è dato da fare per aiutare la famiglia, sua mamma, suo fratello e sua sorella. Ha sempre lavorato, e quando era libero si dedicava all'orto di casa. Sono stato al suo matrimonio, era felicissimo ed emozionato. Non posso credere che oggi non ci sia più».

Anche Fabrizio Roscioli, titolare di un forno a Campo de' Fiori, era diventato in poco tempo amico di Mario. E ricorda così il carabiniere ucciso: «Era il nostro angelo custode. Mario era prima di tutto una persona meravigliosa: un uomo buono, onesto, garbato, educato, sempre attento al prossimo. Voleva aiutarmi col trasloco e si era arrabbiato perché non l'avevo avvertito, mi aveva anche invitato al suo matrimonio ma per un imprevisto non sono potuto andare. Girava spesso in borghese e ci difendeva dallo spacciatore, dal borseggiatore, da tutta quella microcriminalità che inficia negativamente la vita del cittadino. Anche tramite il suo lavoro dimostrava un altruismo raro».
Ultimo aggiornamento: Venerdì 26 Luglio 2019, 16:13
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