Carabiniere ucciso, «anche il comandante ha mentito per coprire le bugie di Varriale»

Carabiniere ucciso, «anche il comandante ha mentito per coprire le bugie di Varriale»

Un mese e mezzo dopo la morte di Mario Cerciello Rega, il carabiniere ucciso a Roma con 11 coltellate nella notte tra il 25 e il 26 luglio, emergono nuovi particolari, soprattutto sulle presunte emissioni da parte dei colleghi. A partire dal vicebrigadiere Andrea Varriale, indagato pe violata consegna perché si era presentato all’appuntamento con i due americani, Lee Finnegan Elder e Gabriel Natale Hjorth, senza la sua arma di ordinanza.

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Secondo quanto scrive il Corriere della Sera oggi, anche il capo dei due carabinieri Cerciello e Varriale, il comandante della stazione Farnese Sandro Ottaviani, avrebbe mentito: in particolare sul luogo in cui avrebbe ricevuto l’arma di Varriale. Ottaviani aveva infatti detto di averla ricevuta in ospedale, ma in realtà era stata lasciata in caserma.



I verbali dell’indagine trovano infatti incongruenze tra il racconto di Varriale, quello di Ottaviani, e le testimonianze di altri carabinieri. Il 28 luglio infatti, scrive il Corriere, Varriale raccontò che a quell’appuntamento aveva indosso la pistola e le manette: ma cinque colleghi lo smentiscono, e lo stesso Varriale al procuratore Prestipino ha successivamente ammesso che le pistole di entrambi erano rimaste in caserma.



Il suo comandante però a verbale il 1° agosto, a domanda risponde: «Varriale mi ha consegnato l’arma al pronto soccorso dell’ospedale Santo Spirito, dove aveva appreso che Cerciello non aveva l’arma al seguito». Una bugia, come si è accertato poi da altre testimonianze, come detto. Ma qual è il motivo? Perché un comandante copre il suo vicebrigadiere? Domande che potrebbero avere una risposta nelle prossime settimane.
Ultimo aggiornamento: Martedì 10 Settembre 2019, 11:31
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