​Movida, gli scienziati: fermate la ressa. «Basta assembramenti». I sindaci: chiudiamo tutto

di Michela Allegri e Rosario Dimito
La preoccupazione per una nuova ondata di contagi è iniziata più di una settimana fa, quando sono state diffuse le foto dei capannelli di persone ai Navigli di Milano all’ora dell’aperitivo. E adesso è il tema più caldo dibattuto dal Comitato tecnico scientifico. Il messaggio è uno ed è chiaro: bisogna fermare la ressa e gli assembramenti, oppure rischiamo di tornare al punto di partenza di un incubo senza fine. Le immagini del primo week-end di ritrovata libertà dopo due mesi di lockdown serrato sono eloquenti: ragazzi festosi e ammassati fuori dai bar, in strada, nelle piazze, da Trastevere a Ponte Milvio nella Capitale, fino a piazza Danti, a Perugia, dove una rissa e le numerose violazioni delle prescrizioni hanno convinto il sindaco a disporre la chiusura anticipata dei locali. E poi ci sono le spiagge, letteralmente prese d’assalto. La sensazione è non tutti abbiano preso sul serio gli appelli alla prudenza. E adesso, dopo l’allarme del Governo, arriva quello degli scienziati del Cts, soprattutto in vista della terza ondata di riaperture, quella che scatterà dal 3 giugno. Proprio questo passo dipende dall’andamento della curva dei contagi.

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Nei giorni scorsi, al Comitato tecnico scientifico sono stati posti quesiti specifici sui rischi connessi alle riaperture. E gli scienziati hanno condiviso le preoccupazioni del Viminale e del ministero della Salute: è necessario che, soprattutto in questa fase, non ci siano sgarri e che le prescrizioni di base vengano fatte rispettare. Le regole sono le stesse che vengono ripetute dall’inizio della pandemia: non creare assembramenti, indossare mascherine e guanti, rispettare le distanze. Regole fondamentali per contenere la diffusione del virus e per arrivare alla prossima fase di ripresa delle attività, che prevede gli spostamenti tra regioni - saranno possibili tra una settimana - e quelli fra paesi Ue. Si tratta di un passaggio fondamentale per il rilancio dell’economia. Per questo motivo il Governo ha invitato il Viminale a intensificare i controlli da parte delle forze di polizia.

Ieri, di fronte a scene di feste, locali pieni, spiagge affollate e poca attenzione diffusa, anche i sindaci hanno avvertito i cittadini: se non ci sarà rigore, sono pronti a chiudere di nuovo tutto quanto. C’è preoccupazione in Sicilia, dove Mondello, la spiaggia più frequentata dai palermitani, era affollata fin dalla mattina. I controlli ci sono stati, soprattutto per fare rispettare l’obbligo imposto dalla Regione ai bagnanti di non sostare sull’arenile. Un’impresa non semplice. In base all’ordinanza si può infatti fare il bagno per svolgere attività motoria, ma non si può prendere il sole sulla spiaggia almeno fino al 6 giugno. E questo divieto non è stato rispettato. A Brescia, una delle città più colpite dall’epidemia, nella serata di venerdì è scattato l’allarme movida e il primo cittadino ha minacciato la chiusura addirittura della piazza: «O riusciamo a contingentare gli accessi o firmo un’ordinanza di chiusura della piazza», ha detto Emilio Del Bono. Poi è stato deciso il coprifuoco, come a Perugia: sabato e domenica la chiusura dei locali è stata anticipata alle 21,30. Anche il governatore della Lombardia, Attilio Fontana, annuncia di essere pronto a imporre «nuove restrizioni, per evitare che il lavoro svolto finora grazie alla maggioranza dei cittadini venga vanificato da alcuni incoscienti». Succede la stessa cosa a Verona, dove il sindaco Federico Sboarina dice di essere «inc... nero» e ha firmato una nuova ordinanza anti-capannelli: fino al 2 giugno si potranno bere alcolici solo seduti ai tavoli. A Napoli, invece, il Comitato per la vivibilità cittadina e la quiete pubblica ha presentato un esposto alle forze dell’ordine denunciando la movida selvaggia.
 
Ultimo aggiornamento: Domenica 24 Maggio 2020, 21:38
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