Violenza sulle donne, le radiografie delle vittime in mostra all'ospedale San Carlo di Milano
di Michele Bonucci

Violenza sulle donne, le radiografie delle vittime in mostra all'ospedale San Carlo di Milano

Un pugnale conficcato nella schiena. Un naso spaccato, un polso slogato. Difficile, a volte impossibile spiegare queste ferite o anche solo nominarle, per chi le ha subite. Ma a parlare, questa volta, sono i corpi, esposti nell’atrio dell’ospedale San Carlo di Milano attraverso le lastre anonime delle pazienti di una coraggiosa chirurga, Maria Grazia Vantadori.

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Un’esposizione, L’invisibilità non è un super potere, organizzata per la giornata mondiale contro la violenza sulle donne, insieme alla fondazione Pangea. Vantadori lavora come chirurgo da 26 anni ed è referente del Casd, centro ascolto soccorso donna. Nella sua carriera ha incontrato centinaia di donne “invisibili”, arrivate al pronto soccorso con lesioni gravissime, incapaci di ammettere da da chi fossero state provocate. In questa esposizione, ora, quelle ferite parlano, grazie agli scatti della fotografa Marzia Bianchi. «Tante mie ex pazienti vittime di violenza mi scrivono in questi giorni - racconta il chirurgo - per loro questa mostra fotografica è una liberazione».
 
 


Le radiografie raccontano vite tutte diverse l’una dell’altra, ma che diventano la stessa storia, quella di 7 milioni di donne che in Italia hanno subito violenza fisica almeno una volta nella vita. «Spesso la ferita o il pugno nell’occhio sono solo la punta dell’iceberg - spiega la chirurga - perché dietro c’è la violenza psicologica, che si prolunga per anni».

Nell’atrio del San Carlo pazienti e visitatori si fermano come pietrificati davanti alle radiografie che raccontano senza usare parole quello che si consuma dentro troppe case. Le immagini esposte sono un pugno nello stomaco. Siamo a Milano, ma potremmo essere in qualunque città d’Italia. Dita rotte, traumi cranici, slogature. Quella lama opalescente tra le costole è una delle immagini più dure. Eppure, la storia della ragazza che è arrivata al pronto soccorso con un pugnale conficcato nella schiena non è quella che ha colpito di più la dottoressa Vantadori: «Lei almeno è sopravvissuta - racconta – altre mie pazienti, come quella che è arrivata al pronto soccorso con un trauma cranico ed è deceduta pochi giorni dopo, o l’altra che dopo le percosse è tornata a casa ed è stata accoltellata dal marito, non possono dire lo stesso».
Ultimo aggiornamento: Lunedì 25 Novembre 2019, 09:40
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