Roberta Schira e la ricerca del toast ideale su Instagram: «Quello perfetto deve essere sexy»
di Claudio Burdi

Roberta Schira e la ricerca del toast ideale su Instagram: «Quello perfetto deve essere sexy»

Alzi la mano chi non ha mai mangiato un toast. Il sandwich per antonomasia è il protagonista di #laricercadeltoastperfetto, hashtag che da qualche tempo sta impazzando sui social grazie a Roberta Schira, autrice e giornalista che nel suo ruolo di docente di critica gastronomica ha portato alla ribalta un tema spesso ignorato: qual è il toast perfetto e dove trovarlo? Sui suoi account è scattata la gara di commenti e indicazioni sui luoghi dove mangiarlo, come deve essere realizzato e schiere di fan di un tipo di preparazione rispetto ad un’altra in una sorta di sfida virale tra addetti del settore e palati golosi.
 
 


Perché #laricercadeltoastperfetto?
«L’idea nasce proprio perché mi occupo di formazione e spesso chi segue i miei corsi di critica gastronomica - chef, imprenditori che vogliono cambiare lavoro, giornalisti che scrivono di food - in scuole professionali e di alta formazione come Italian Food Academy, Alma e Intrecci mi chiede come applicare il metodo critico che insegno, per giudicare un piatto senza svenarsi. Così ho deciso di introdurre una parte pratica oltre alla teoria, portando i miei studenti ad assaggiare un piatto come il toast, alla portata di ogni tasca. Esercitandosi con il toast si scopre cosa funziona o cosa non va, ci si chiede qual è la provenienza del prosciutto o del formaggio, che tipo di pane viene usato, si fanno comparazioni. Da qui, l’idea di scovare il toast perfetto e dove viene realizzato».

E com’è il toast perfetto?
«È sexy, opposto di un toast triste. Ovvero le sensazioni e le emozioni di ogni morso devono generare piacere al palato oltre che alla vista. Per cui equilibrio tra pane e farcitura, il formaggio su entrambi i lati deve essere leggermente sciolto, trasfondere dalla farcitura senza colare, preparato e servito alla giusta temperatura, con materie prime di qualità».

E la ricerca cosa sta portando?
«Ho cominciato visitando i luoghi dove risiedo, Milano e la Liguria, ma troverò l’occasione di provarli nei locali storici di altre città».

È già tempo di classifiche?
«Effettivamente la classifica mi è stata subito richiesta da chi segue i miei social. Io li provo, li fotografo, li giudico, metto lo scontrino e do un voto. Attualmente svetta quello di Bastianello con un 9.5, seguito da Panino Giusto Cordusio e Crosta Milano; un 8 lo prendono Gattullo e Il Baretto (locale di Crema), mentre non raggiungono la sufficienza i meneghini Sant’Ambroeus e Bar Leonardo».

Martedì 3 Dicembre 2019, 01:30
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