Tangenti sanità, le intercettazioni: «La Vuitton? Me la regalano». Cesti di Natale da mille euro

Tangenti sanità, le intercettazioni: «La Vuitton? Me la regalano». Cesti di Natale da mille euro

«La Vuitton non ti piace? (...) Stefi è possibile che me lo regalino (...) e allora c.... non mi rompere i co.....!». Così Giorgio Maria Calori, chirurgo ortopedico del Cto-Pini arrestato stamani nell'inchiesta milanese su presunte tangenti nella sanità lombarda, si rivolgeva alla moglie che lo rimproverava per una borsa di lusso che le aveva regalato «evidenziando la necessità di essere parchi e limitare le proprie spese voluttuarie». Lo stesso medico che, secondo le indagini, avrebbe inventato operazioni inutili per intascare i soldi.

Tangenti in due ospedali di Milano, il medico «inventò» infezioni per operare e intascare soldi

Emerge dall'ordinanza d'arresto e da un'intercettazione nella quale il medico faceva, però, capire alla consorte «come si trattasse di un regalo ricevuto» da lui da altre persone. Tra l'altro, a Calori tra le utilità della presunta corruzione viene contestato di aver ricevuto dall'imprenditore Tommaso Brenicci anche «il pagamento» di una borsa Vuitton per sua «figlia». L'imprenditore, tra l'altro, in un'altra intercettazione si lamentava perché lo stesso Calori gli aveva chiesto «150mila euro in prestito (...) perché è un pò in difficoltà deve pagare il mutuo della casa, porca t.... (...) gliene regalerò 20-30 dico (...) se inizio a dargli i soldi poi te ne chiede altri (...) ha comprato sta casa da 330 metri ed ha speso 600mila euro per metterla a posto (...) prendono il marmo, il parquet a 500 euro al metro».

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L'ANZIANA VOLEVA PAGARE A RATE Ad un'anziana «morta di fame», ossia non abbiente, che già «aveva pagato 300 euro di visita» e che poi voleva pagare a rate, il chirurgo ortopedico Giorgio Maria Calori, arrestato stamani nell'inchiesta milanese su presunte tangenti nella sanità, avrebbe risposto: «allora la perizia la prossima volta gliela farò in due tempi». La «cupidigia» del medico è descritta in un'intercettazione in cui parla l'ex sottosegretario alla Regione Lombardia Gustavo Cioppa e contenuta nell'ordinanza d'arresto.

Cioppa, che come scrive il gip era uno dei «soggetti risultati vicini» a Calori, nel gennaio 2017 diceva, parlando della «vecchietta», che il medico le aveva fatto «una relazione di due pagine, le ha chiesto 1200 euro». E l'anziana gli avrebbe chiesto: «Posso pagare in due rate?». E Calori, stando al racconto di Cioppa, avrebbe risposto: «Allora la perizia la prossima volta gliela farò in due tempi». Cioppa su Calori diceva: «Come clinico numero uno, numero uno come clinico come chirurgo e come umanità zero spaccato».

"AL PINI FACILE SE SEI AMICO..." «Il Pini è l'ospedale più facile del mondo! (...) perché non ci sono gare, se sei amico di un chirurgo usi i prodotti che vuole, cioè è tutto libero, tutto libero!». Così l'imprenditore Tommaso Brenicci, titolare di una società di Monza del settore sanitario e finito in carcere nell'inchiesta che ha portato ai domiciliari 4 medici e un direttore sanitario, descriveva in un'intercettazione la «scarsa trasparenza e legalità nelle pubbliche forniture dell'Istituto Ortopedico Cto-Pini» di Milano, si legge nell'ordinanza d'arresto.

Brenicci, tra le altre cose, è accusato di aver «corrisposto» a Giorgio Maria Calori, responsabile dell'unità operativa di Chirurgia ortopedica riparativa del Cto-Pini, e a Paola Navone, direttore sanitario dello stesso istituto, «denaro e altre utilità perché favorissero l'acquisto» da parte dell'ospedale pubblico «del dispositivo 'MicroDttect', utilizzato per la diagnosi delle infezioni osteoarticolari, e commercializzato dalle società Kubik Medical srl, riconducibile a Brenicci, e 41 srl, riferibile, oltre che allo stesso Brenicci, a Drago Lorenzo e Romanò Carlo Luca», medici dell'ospedale Galeazzi.

Calori, in particolare, avrebbe favorito l'acquisto «di dispositivi medici forniti dalle società riconducibili all' imprenditore», tutte attive nel settore del «commercio all' ingrosso di articoli medicali ed ortopedici», assicurando «alle stesse - scrive il gip Teresa De Pascale - nel periodo compreso tra il gennaio 2012 e aprile 2017, un ricavo complessivo di 874.162 euro». 

IL CESTO DI NATALE DA MILLE EURO La promessa di uno stage per la figlia in una delle società dell'imprenditore ora in cella Tommaso Brenicci, un cesto di Natale da 1000 euro e il pagamento spese per un congresso a Parigi e uno in Alto Adige. Sono le 'utilità', come scrive il gip nell'ordinanza, percepite da Paola Navone, direttore sanitario del Cto-Pini ai domiciliari da oggi, per introdurre all'Istituto ortopedico un dispositivo per la diagnosi di infezioni articolari commercializzato dallo stesso imprenditore con una società riferibile anche ad altri due primari arrestati.

Come si legge nel provvedimento del gip, Paola Navone, in concorso con Giorgio Maria Calori, primario dell'unità operativa di Chirurgia ortopedica riparativa e Risk Management, «in situazione di conflitto di interessi ed in violazione dei doveri d'ufficio» tra il 2016 e l'estate del 2017 favorivano presso l'ospedale pubblico l'acquisto del dispositivo per la diagnosi di infezione osteoarticolare 'Micro DTTect', brevettato da Brenicci con i primari Drago e Romanò e poi venduto dalla Kubik Medical srl a loro tre riconducibile.

Per attestare la «superiorità» di tale dispositivo rispetto ad altri prodotti omologhi, il direttore sanitario con Calori, avrebbero stipulato una convenzione per una ricerca scientifica sulle infezioni osteoarticolari con l'università degli Studi e in particolare con Lorenzo Drago, primario del Galeazzi e 'brevettatorè, ma anche docente di microbiologia. Inoltre, Paola Navone avrebbe presentato nell'apposita commissione ospedaliera la richiesta di acquisito di 300 kit di 'Micro DTTect' allegando una «dichiarazione di infungibilità del dispositivo» (Calori ne avrebbe pure usati 32 per un controvalore di 26.740 euro).

Infine, scrive il gip De Pascale, per aumentare il bacino di utenza dei pazienti e potenziare l'uso del dispositivo al Cto-Pini, con Calori si sarebbe rivolta a Gustavo Cioppa, sottosegretario alla Presidenza presso la Giunta lombarda durante il mandato di Roberto Maroni, affinché intercedesse presso l'assessore al Welfare Giulio Gallera e il direttore generale del settore per ottenere dal Pirellone l'approvazione del 'Progetto Domino' che nel marzo 2017 accreditava il reparto diretto dallo stesso Calori come punto di riferimento regionale per il trattamento delle infezioni articolari. Per questo Calori avrebbe ricevuto, dall'imprenditore, oltre a una borsa di Vuitton per la figlia, il pagamento delle spese sostenute per partecipare a convegni, per una intervista televisiva in Rai, un contratto di consulenza come 'opinion leader' per una società tedesca e anche 30 mila euro, come prestito infruttifero, per sostenere parte delle spese per aver acceso un mutuo per un importo di 1 milione e 350 mila euro. 
Martedì 10 Aprile 2018, 15:29
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