Silvia Romano a casa tra gli applausi del quartiere, ma gli haters si scatenano. E in Consiglio comunale è bagarre
di Giammarco Oberto

Silvia Romano a casa tra gli applausi del quartiere, ma gli haters si scatenano. E in Consiglio comunale è bagarre

Il giorno del ritorno nella sua città, dopo 18 mesi. Il giorno dell’applauso del suo quartiere, molto più freddino di quello risuonato tra i palazzi del Casoretto 24 ore prima, al suo atterraggio a Ciampino. Il giorno in cui l’Italia ha scoperto che gli haters sui social non si erano estinti, ma erano solo in sonno. E che anche in un’epoca così difficile i commenti sull’abbigliamento di una ragazza sequestrata possono irrompere nel Consiglio comunale nella civilissima Milano.

Piove, quando l’auto con a bordo Silvia, la mamma Francesca e la sorella Giulia imbocca via Casoretto. Fine di un lungo viaggio da Roma, inizio di un altro. Sul portone ci sono fiori e biglietti di benvenuto. Davanti una selva di microfoni e telecamere, come a un maxiprocesso di Mani Pulite: pure i giornalisti “assembrati” si sono presi la loro dose di insulti on line. Silvia-Aisha sorride, minuta nella tunica islamica verde che aveva anche all’arrivo a Roma, nascosta dietro un muro di poliziotti che si fanno largo. Pochi minuti e si affaccia a ringraziare le persone che sono scese in strada, mescolate ai cronisti Si porta la mano al cuore, fa il pollice, richiude la finestra rigata di pioggia. Dovrà restare in casa in quarantena anti Covid per 14 giorni.

«Rispettate questo momento», le uniche parole. Perché la giovane cooperante liberata in Somalia dopo 18 mesi è finita nel mirino degli haters: la conversione all’Islam ha irritato molti leoni da tastiera. Un aria che si respira anche lì, in quella fetta della sua Milano. Sul suo portone qualcuno ha appeso un foglio: «La terra ha davvero tanto bisogno di persone come te, grazie di esistere». E gli striscioni di benvenuto appesi a molti balconi l’hanno accolta. Ma poco distante dalla sua abitazione un’altra mano anonima ha incollato un volantino: «Tanti di noi, stufi di dover pagare i riscatti, specie di questi tempi. Salvare una vita, meritevole, per metterne a rischio molte altre?». Un livello di odio che a un certo punto fa circolare la voce che la prefettura stia valutando un presidio delle forze dell’ordine. In serata la prefettura smentisce.

A Palazzo Marino, nello stesso momento, i lavori si aprono con un «bentornata Silvia». E finisce in bagarre tra maggioranza e opposizione. Perché su Facebook il capogruppo della Lega Alessandro Morelli pubblica un post con due foto: in una Silvia indossa un abito corto, nell’altra la tunica islmica.  Il tutto accompagnato dalla scritta: Liberata?

Ultimo aggiornamento: Martedì 12 Maggio 2020, 08:17
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