Seveso esondato: indagati Pisapia, Moratti, Formigoni e 5 ex assessori. Pm Milano: «Danni per 178 milioni»

Seveso esondato: indagati Pisapia, Moratti, Formigoni e 5 ex assessori. Pm Milano: «Danni per 178 milioni»

Gli ex sindaci di Milano Giuliano Pisapia e Letizia Moratti, l'ex Governatore lombardo Roberto Formigoni e altre cinque persone, tra cui Marco Granelli, ex assessore alla Protezione civile e ora ad Ambiente e Mobilità del Comune di Milano, e l'ex assessore milanese e ora assessore lombardo alla Sicurezza Riccardo De Corato, hanno ricevuto oggi un'informazione di garanzia con contestuale avviso di conclusione delle indagini, che prelude di solito alla richiesta di rinvio a giudizio, nell'inchiesta della Procura di Milano sulle esondazioni del fiume Seveso nella zona nord della città nel 2014.

Esonda il fiume Seveso a Milano: livello salito di 2,5 metri in 25 minuti

Partono i risarcimenti per i danni provocati dal Seveso



Tra i destinatari dell'atto figurano anche l'ex assessore ed ex presidente del Consiglio regionale lombardo Davide Boni e l'ex assessore lombardo Daniele Belotti. L'inchiesta del pm Maura Ripamonti, col coordinamento del procuratore aggiunto Tiziana Siciliano, era scattata nel 2015 per l'ipotesi di reato di disastro colposo. 

Danni «a strutture ed infrastrutture pubbliche, imprese, abitazioni» per un totale di circa 178 milioni di euro. Come si legge nell'atto firmato dal procuratore aggiunto Tiziana Siciliano e dal pm Maura Ripamonti, all'ex Governatore lombardo Roberto Formigoni, all'ex assessore regionale all'Urbanistica Davide Boni, all'ex sindaco di Milano Letizia Moratti e all'ex assessore milanese alla Protezione civile, ora assessore lombardo, Riccardo De Corato, viene contestato di aver causato, «non impedendola» e con una serie di condotte «omissive», un'esondazione del Seveso il 18 settembre 2010 con danni per circa «75 milioni di euro».

Durò circa 4 ore con «allagamenti» anche di stazioni della metropolitana. Formigoni e Boni, per i quali si profila, come per gli altri indagati, la richiesta di processo, avrebbero omesso di «assicurare la progettazione e la realizzazione delle opere di prevenzione dalle esondazioni» e, in particolare, la costruzione delle «vasche di laminazione» e «l'ampliamento della portata» del cosiddetto 'canale scolmatore', pur essendoci già dal 2003 studi di fattibilità sul punto. Presunte omissioni anche sull'attività di vigilanza «in materia di polizia idraulica», sulla «pulizia dei sedimenti accumulati nel tratto tombinato del Seveso» e su altri necessari «interventi strutturali». Moratti e De Corato, invece, non avrebbero assicurato «adeguate misure di prevenzione e di contenimento dei danni», come la «formazione dei residenti nelle aeree a maggior rischio» o la dotazione di «barriere mobili e sacchi di sabbia».

Del tutto simili gli altri tre capi di imputazione che riguardano tre esondazioni, anche nel quartiere Porta Nuova e in altri comuni limitrofi, dell'8 luglio, del 12 novembre e del 15-16 novembre 2014 per un totale di 103 milioni di euro di danni. Capi contestati a Formigoni, Boni, all'ex assessore lombardo all'Urbanistica Daniele Belotti, a Moratti, Pisapia, all'allora assessore milanese alla Protezione civile Marco Granelli e a Luigi Mille, dirigente area idrografica Lombardia di Aipo, un ente competente specifico sul Seveso. A Pisapia, come a Moratti, viene contestato di non aver assicurato misure di prevenzione per i residenti. 
Martedì 4 Settembre 2018 - Ultimo aggiornamento: 21:10
© RIPRODUZIONE RISERVATA
POTREBBE INTERESSARTI ANCHE..
COMMENTA LA NOTIZIA
0 di 0 commenti presenti
DALLA HOME