«Io 25 anni in comune, vi racconto Albertini, Sala e la Regina Elisabetta»
di Simona Romanò

«Io 25 anni in comune, vi racconto Albertini, Sala e la Regina Elisabetta»

Per ventiquattro anni al servizio dei sindaci che si sono susseguiti a Palazzo Marino, da Gabriele Albertini a Letizia Moratti, da Giuliano Pisapia a Giuseppe Sala. Riccardo Ceruti, milanese, 64 anni, il 22 novembre è uscito per l’ultima volta dal portone di piazza Scala. Ed è impossibile non rammentare l’assonanza con quel “Cerutti Gino” di una famosa canzone di Giorgio Gaber. Però, Riccardo, non è personaggio di bar e di ballate, ma professionista che ha trascorso oltre un ventennio nell’anticamera del primo cittadino: una sorta di cerimoniere, professionale, discreto e cordiale. Un addetto all’accoglienza degli ospiti illustri dell’amministrazione, come i capi di Stato, che riordinava il riservatissimo studio del sindaco, preparava le sale per tutte le riunioni, curava la comunicazioni fra gli uffici, assicurandosi che non ci fossero intoppi. Un uomo di fiducia, nonché un punto di riferimento per il primo piano del Palazzo, dove c’è il quartier generale del sindaco. Ha raccontato a Leggo, con discrezione e gentilezza, i suoi 45 anni da dipendente comunale, confessando che già «sente una terribile nostalgia». Come è iniziata la sua carriera? «A 18 anni ho iniziato come bidello in una scuola elementare al Giambellino. Poi, ho lavorato all’ufficio di Igiene, quand’era gestito dal Comune. Lì ho imparato come funziona la macchina comunale, quindi, ho pensato: mi piacerebbe trasferirmi a Palazzo Marino. Ci sono riuscito: prima come messo della portineria dove ho conosciuto Franco Brigida, lo storico custode, una vera istituzione. Finché la segretaria di Albertini mi ha proposto di salire ai piani alti. Che emozione». Cosa le ha dato il Comune di Milano? «Direi tutto. Non solo il lavoro, ma anche l’amore, perché mi ha permesso di conoscere mia moglie Elisabetta, anche lei dipendente comunale. E insieme abbiamo costruito la nostra famiglia». Ha conosciuto tanti sindaci, fino all’attuale Sala. Cosa si ricorda di ognuno di loro a livello umano? «Di Albertini sicuramente la simpatia e la cordialità con cui si approcciava a me e ai miei colleghi. Quando era rilassato e avena un minuto libero amava anche raccontare barzellette». Di Letizia Moratti? «La gentilezza e la grazia incredibile nel chiederci le cose e nel conversare». Di Giuliano Pisapia? «Persona molto riservata». Infine, Giuseppe Sala? «È un uomo dalla battuta pronta, molto pratico e un grandissimo stacanovista. Come dice lui stesso: testa bassa e pedalare. Nei mesi più duri della pandemia era in ufficio da lunedì a domenica, senza sosta. Mi ha quasi commosso la sua dedizione in quei momenti drammatici del Covid». Quali ospiti dell’amministrazione l’hanno più colpita? «Ai tempi di Albertini, mi ricordo quando è arrivata la regina Elisabetta: sono stato colpito dal suo carisma. E quando ho fatto accomodare la regina Rania di Giordania che era così bella da rimanere incantati». E i “nostri” presidenti della Repubblica? «Ho considerato un onore e un privilegio accogliere Carlo Azeglio Ciampi, nell’era Albertini, e Sergio Mattarella, ospite di Sala. Persone autorevoli, che hanno fatto la storia dell’Italia, io le ho viste dal vivo». Lei parla con entusiasmo del suo lavoro. «Amavo tanto il mio lavoro, perché davo il mio piccolo contributo all’attività importante del sindaco di Milano. Ero orgoglioso di collaborare: sono tante le soddisfazioni della mia vita in Comune». Le manca quindi la sua attività? «Sì tanto, sento già la mancanza della routine di tutti i giorni e delle persone che mi erano accanto. In realtà, potevo proseguire, ma ho rinunciato per fare il nonno: accudire la mia nipotina appena nata e dare così una mano a mio figlio Cristian. Però, ho chiesto di poter lavorare, come volontario, un giorno alla settimana. Spero che sia possibile».


Ultimo aggiornamento: Lunedì 29 Novembre 2021, 09:03
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