Chiavette usb nel caos, dati a rilento, scrutatori segregati nei seggi fino a notte fonda: la dèbacle del voto elettronico

Voto elettronico, debutto nel caos

di Giammarco Oberto
Voto in tempo reale, avevano detto. Risultati entro un’ora dalla chiusura dei seggi, avevano assicurato. E invece il debutto del voto elettronico è stato un flop. Tablet che non funzionavano. Tecnici di corsa di sezione in sezione per prestare assistenza. Scrutatori bloccati ai seggi fino alle tre di notte. E un’intera mattinata di imbarazzo perché a mezzogiorno ancora i dati definitivi non si vedevano e il sito della Regione era ancora fermo sui dati delle tre, con la scritta sull’home page: «Si stanno completando le operazioni di scrutinio del referendum per l’autonomia nelle 9224 sezioni lombarde» Con l’ammissione: «Si sono registrare alcune criticità tecniche della fase di riversamento dei dati delle rimanenti voting machine».

Un caos che ha costretto Maroni ha spostare più volte l’orario della conferenza stampa sul bilancio del voto. Ma quando alla fine si è prestato davanti ai taccuini, il governatore ha minimizzato. E anzi: «Ribadisco con certezza che il voto elettronico ha funzionato». Talmente bene che - udite udite - «lo proporrò per il futuro. Lo proporrò per le prossime elezioni a partire da quelle di primavera». Ha parlato di «due criticità», il governatore. Una è il fattore umano: «In alcuni seggi il presidente ha digitato lo stesso pin su diverse voting machine e questo ha impedito la lettura del voto». E Poi «abbiamo avuto problemi tecnici su 300 chiavette usb», che contenevano i voti riversati dalle voting machine e da trasmettere alla Regione. E qui si è verificato il grande ingorgo che ha fatto far notte agli scrutatori.

Gli addetti ai seggi si sono scatenati sui social: «È esattamente l’1, abbiamo terminato alle 23,05 consegnando le chiavette usb, ma non possiamo allontanarci fino a quando non ci daranno l’ok - è il commento di una scrutatrice, Elisabetta Obertone - è una vergogna. Con uno scrutinio manuale saremmo andati via alle 23,30». Per sfogarsi un altro scrutatore, Andrea Schieppatti, cita Fantozzi: «Vi dico solo che sui tempi di verifica delle usb girano leggende metropolitane livello Italia-Inghilterra venti a zero con gol di testa di Zoff su calcio d’angolo». Il liberi tutti è arrivato solo alle tre del mattino. Una débacle epica su cui il Pd si è buttato a pesce: «Il sistema che ci doveva portare nel futuro ci porta invece a un passato lontano - è il commento del segretario regionale Alessandro Alfieri - qualcosa non ha funzionato, Maroni chieda scusa». E mentre il governatore ribaltava la richiesta di scuse su «quanti nel Pd nei giorni scorsi hanno parlato a sproposito o invitato a non votare», il Codacons ha presentato un esposto alla Corte dei Conti per valutare il possibile spreco di denaro pubblico in relazione all’acquisto dei 24mila tablet che a conti fatti hanno fatto rimpiangere la tradizione, schede di carta e lapis.

Ultimo aggiornamento: Lunedì 23 Ottobre 2017, 23:30
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