Milano, i nuovi poveri hanno lo stipendio e parlano italiano

Milano, i nuovi poveri hanno lo stipendio e parlano italiano

di Simona Romanò

 Aumentano le persone povere a Milano (anche se lavorano). Sono ancora cresciuti, nel 2021 (+11% di richieste rispetto all’anno prima), i milanesi piombati nell’indigenza: molti sono italiani, in età lavorativa, che vanno ad aggiungersi allo stuolo di cittadini piombati nella miseria durante i primi mesi del 2019, quelli più duri del Covid, e che vedono consolidarsi la loro condizione di precarietà. Inoltre, si allarga il fenomeno del lavoro povero, il cosiddetto working poor, ovvero persone che hanno un impiego, con contratti non dignitosi e una retribuzione ridicola, che non riescono a tirare a fine mese e hanno comunque bisogno di un aiuto materiale per integrare il loro stipendio. I nuovi poveri chiedono aiuto a 360 gradi: cibo per il pranzo e la cena, tutto il necessario per i bimbi, anche neonati, vestiti e contributi per pagare affitti e bollette. È quanto emerge dal Rapporto sulla povertà nella Diocesi di Milano, preparato come ogni anno dalla Caritas Ambrosiana, che ha analizzato le richieste di sostegno, giunte nel 2021, nei loro centri.

INDIGENTI Il totale dei bisognosi è cresciuto dell’11,6% rispetto al 2020 e del 5,2% rispetto al 2019: è il più alto registrato dal 2014. Nel 2021, i centri Caritas hanno registrato 48.912 richieste puntuali di aiuto dai quasi 14mila utenti. Tra coloro che nel 2020 si erano presentati per la prima volta, il 41% ha continuato a chiedere sostegno nel 2021 e il 15% anche nel 2022. Nei primi sei mesi del 2022, rispetto all’analogo semestre del 2021, si è assistito a un ulteriore incremento (+ 4,39% gli assistiti, + 8,81% le famiglie).

IDENTIKIT Non solo immigrati: in 10 anni gli stranieri in stato di bisogno sono calati dal 75 al 57%. Ed è boom di italiani, oggi al 43%. Le donne sono in netta maggioranza. La fascia d’età più presente è il 35-44 anni, a seguire, 45-54 anni: l’exploit di richieste da parte degli over 65, avvenuto nel 2020, è stato per fortuna riassorbito.

LAVORO POVERO Il direttore di Caritas Ambrosiana, Luciano Gualzetti, sottolinea due novità: la prima è «la riduzione della forbice tra italiani e stranieri»; la seconda è che «tra i bisognosi ci sono persone che hanno un lavoro povero che non è adeguato». Sono impieghi atipici, professioni low skill con contratti precari, oppure lavoratori irregolari. Tutti sottopagati e senza i diritti che ha un normale lavorante. «È evidente che urgono scelte politiche di sistema, a monte del pur doveroso intervento assistenziale», conclude Gualzetti. Diminuiscono, invece, i disoccupati che si rivolgono nei centri Caritas: sono passati dal 62,5% del 2016 al 54,8% lo scorso anno.


Ultimo aggiornamento: Lunedì 21 Novembre 2022, 06:10
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