«Sui taxi non sale più nessuno, in 12 ore facciamo due corse»: l'allarme di una categoria allo stremo
di Simona Romanò

«Sui taxi non sale più nessuno, in 12 ore facciamo due corse»: l'allarme di una categoria allo stremo

Taxi vuoti anche nella Fase 2 dell’emergenza Covid-19. I passeggeri sono spariti. Alle principali fermate della città, ai posteggi degli aeroporti e delle stazioni ferroviarie, da Centrale a Garibaldi, sono incolonnate decine di auto bianche, ore e ore ferme, ad attendere clienti che non arrivano.
Prima dell’emergenza, non aspettavano più di 15 minuti - quando andava male - prima di caricare un cliente. «Ora, invece, gli autisti in un turno di lavoro di 10, 12 ore contano una media di una, due corse», spiega Nereo Villa segretario generale del Satam. Dal 4 maggio speravano di veder tornare i passeggeri. Ma nulla di fatto: per loro la Fase 2 non è proprio iniziata. Di certo pesano la paura di chiudersi in un abitacolo con uno sconosciuto e il fatto che i milanesi in questa fase di convivenza con il Covid scelgono altri mezzi di trasporto, più economici. Ma si sono azzerate anche le corse predefinite, più fruttuose, come quella Milano-Malpensa a 95 euro: «Perché atterrano circa mille passeggeri al giorno, vale a dire 7, 8 aerei contro i 142 di prima», precisa Villa.
Di quanto si sono ridotte le corse?
«Ad oggi dell’88 per cento. Abbiamo garantito il servizio anche in piena emergenza con circa il 30 per cento delle vetture, salite all’85 per cento dal 4 maggio. Ma nessun aumento di clienti, sebbene garantiamo un viaggio in sicurezza con tutte le regole anti-contagio».
Quali?
«Dalle barriere in plexiglass a separare autista dai clienti al numero massimo di due passeggeri da trasportare sui sedili posteriori; alla sanificazione, pulizia del mezzo con disinfettante e finestrini aperti per cambiare aria ogni fine corsa. Siamo molto attenti perché conosciamo i rischi, visto che il Covid non ha risparmiato nemmeno la nostra categoria: sono due i colleghi deceduti per il virus».
La ripartenza è in salita.
«Sono molto pessimista sul futuro. Se continua così per la nostra categoria è un disastro. Il lavoro è quasi ridotto a zero perché i nostri clienti abituali, uomini d’affari e turisti, non ci sono più a Milano e non si vedranno per molto tempo».
Quali strategie potrebbero essere utili?
«È urgente un confronto con Regione e Comune per ripensare i costi nelle tratte predefinite, come appunto Milano-Malpensa; e per l’emissione di ticket mobilità da distribuire alle persone più esposte, come gli anziani, che così potrebbero utilizzare i taxi a costi agevolati».
Come funzionerebbero?
«Pensiamo a un ticket finanziato e distribuito da Palazzo Marino: in pratica, l’autista andrebbe a scalare dal prezzo di fine corsa il valore del buono».
Palazzo Marino potrebbero proporvi di applicare sconti e convenzioni ai clienti?
«Ne parleremo. La nostra parola d’ordine è resistere, ma chiediamo alle istituzioni di sostenerci perché siamo un’alternativa al trasporto pubblico. E ricordo che non tutti sono in grado di utilizzare una bici o un monopattino».
Disposti a garantire un servizio diversificato?
«Fino al 31 maggio la Regione ha disposto che possiamo anche trasportare spesa, pasti e farmaci a domicilio. Ristoranti e supermercati ci consegnano i pacchi e al costo di 10 euro li recapitiamo. Ma non è sufficiente per ripartire. E tre volte gratuitamente abbiamo consegnato i pranzi ai bisognosi».

Ultimo aggiornamento: Mercoledì 13 Maggio 2020, 06:00
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