Ruspe al campo rom abusibo di via Bonfadini. Sbaraccato l'insediamento dopo 33 arresti per smaltimento illecito di rifiuti
di Simona Romanò

Ruspe al campo rom abusivo di via Bonfadini. Sbaraccato l'insiediamento dopo 33 arresti per smaltimento illecito di rifiuti

Le ruspe sono arrivate ieri, all’alba, al campo rom abusivo, finora “tollerato”, al civico 38 di via Bonfadini (accanto a quello regolare). L’operazione è la diretta conseguenza dell’indagine “Rifiuti preziosi” che la polizia locale ha condotto e chiuso con 60 persone indagate e 33 arrestate per estorsione con metodo mafioso, associazione a delinquere per traffico illecito di rifiuti e associazione a delinquere per spaccio. «Abbiamo dimostrato - spiega il comandante Marco Ciacci - che quel campo era lo snodo fondamentale e nevralgico dell’attività criminale», che fruttava quasi un milione di euro all’anno. Dopo decenni di degrado, esposti dei residenti, scontri politici, morbidi blitz dei vigili per fare un po’ di “pulizia” dopo i roghi appiccati dai nomadi per bruciare immondizia e mercanzia di dubbia provenienza, l’insediamento all’estrema periferia est di Milano sarà raso al suolo.

 

RUSPE Ieri, dopo una giornata di identificazioni degli ospiti (un centinaio) e micro-demolizioni, l’area è stata sequestrata e sgomberata. Poi, nei prossimi giorni, l’insediamento sarà definitivamente smantellato con l’abbattimento prima delle baracche e delle case in cemento, tutte costruite illegalmente nel corso degli anni.

 

INCHIESTA Partita a giugno 2020, è stata coordinata dal capo della Direzione distrettuale antimafia Alessandra Dolci. I pedinamenti e gli appostamenti dei vigili hanno svelato il business criminale che, secondo gli investigatori, «veniva gestito da Umberto Cirelli, 56 anni»: il capoclan della storica famiglia sinti di origine abruzzese che viveva in Bonfadini, «coordinava le operazioni e riceveva subito i pagamenti in contanti». Una trentina di imprese edili, tra la Lombardia e il Piemonte, invece di rivolgersi ai regolari e più costosi servizi di smaltimento, mandavano i propri camion pieni di ferro, olii, eternit e altri materiali di scarto in Bonfadini; qui, i nomadi censivano la merce, separavano quella da rivendere, come il ferro, da quella da abbandonare nei terreni e nelle vie circostanti, provocando un pericolo ambientale. I vigili parlano di 200 mila chili di scarti riversati all’anno. Oltre agli arrestati e agli indagati, sia abitanti del campo di origine italiana e romena, che soggetti esterni, si contano quarantacinque mezzi sequestrati, fra bilici, autocarri, furgoni.

 

POLEMICHE «Il Comune non si fermi, deve smantellare anche il campo regolare, che è una polveriera», attacca l’assessore regionale alla Sicurezza Riccardo De Corato (Fratelli d’Italia). «I due insediamenti non sono così diversi: in quello autorizzato ci sono ci sono famiglie di rom e sinti che probabilmente erano consapevoli e omertose di quanto succedesse». 


Ultimo aggiornamento: Giovedì 6 Maggio 2021, 11:54
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