Mario Sironi sintetico e monumentale: la sua arte in cento quadri al Museo del 900
di Paola Pastorini

Mario Sironi sintetico e monumentale: la sua arte in cento quadri al Museo del 900

 È il pittore dello smarrimento metropolitano, della “città che sale” ma con la cupezza della fatica operaia. È il pittore del regime fascista con la monumentalità delle grandi opere. È Mario Sironi (Sassari 1885-Milano 1961), pittore sintetico e grandioso, come recita il sottotitolo della retrospettiva allestita al Museo del 900, dove rimane fino al 27 marzo 2022. «Affrontare una grande mostra su Mario Sironi con l’ambizione di raccontare, con uno sguardo nuovo, il percorso artistico e la vicenda umana che ha determinato le scelte, le relazioni e l’andatura della sua ricerca, è certamente un lavoro complesso», spiega Anna Maria Montaldo direttrice del Museo, curatrice della mostra insieme ad Elena Pontiggia, presentando le cento opere che ripercorrono l’opera del pittore a sessant’anni dalla morte. In ogni sala è raccontata una fase del suo percorso. La primissima stagione simbolista, l’adesione al futurismo; la sua particolare metafisica; il Novecento Italiano; la crisi espressionista del 1929-30; la pittura monumentale degli anni 30 fino al dolore degli ultimi anni e all’Apocalisse dipinta poco prima della morte. Tante le opere inedite, altre che si riscoprono dopo anni: Pandora, 1921-1922; Case e alberi, 1929; L’abbeverata, 1929-3). E poi i paesaggi urbani di Milano in cui Sironi si immerse al suo arrivo nel 1919: Paesaggio urbano col tram 1925-28, la Periferia, 1943. Sironi però è stato anche un grande interprete della figura umana e dei nudi: Donna con vaso, 1924; La fata della montagna, 1928; Lazzaro, 1946. E poi le opere monumentali: la Vittoria alata, il gigantesco studio per l’aula magna della Sapienza di Roma, il Condottiero a cavallo (tutti 1935). Nelle ultime sale gli anni finali, con il dolore per la morte della figlia Rossana, suicida a 18 anni nel 1948.


Ultimo aggiornamento: Domenica 25 Luglio 2021, 09:40
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