La movida che sfida il coronavirus: da Porta Venezia ai Navigli, viaggio tra i locali nel primo weekend dell'emergenza
di Giovanni Migone

Milano, la movida che sfida il coronavirus: da Porta Venezia ai Navigli, viaggio tra i locali nel primo weekend dell'emergenza

La movida prova a sconfiggere la psicosi da coronavirus in un sabato sera freddo e bagnato di pioggia. La sensazione è che ci sia ancora parecchio da fare per risollevare la testa, ma qua e là si registrano sacche di resistenza. Porta Venezia, dal gay district giù fino a viale Montenero, è in prima linea, con il suoi bar pieni fino a tardi: Il Mom, il LeccoMilano e il Picchio sono avamposti di una guerra che i milanesi non si rassegnano a perdere.
Ma tra le trincee, come in ogni conflitto, c'è la terra di nessuno: alle 19,30, ai piedi della torre Unicredit, cattedrale della Milano che sale, l'altra cattedrale, quella della Milano che beve, è deserta: in corso Como le distese di tavolini all'aperto sono vuote. «Vuoi fare l'aperitivo?». In 150 metri ce lo chiedono in quattro, mentre gli ambulanti chiacchierano tra loro per mancanza di clienti. Dopo cena la situazione migliorerà, ma siamo lontani dalla calca di un sabato sera fuori dalla cappa del coronavirus. Una decina i locali della zona controllati: come da ordinanza, i clienti erano tutti seduti ai tavoli serviti dai camerieri.
Poco più giù, in largo La Foppa, la situazione migliora: pochi tavolini vuoti e baristi che corrono a prendere gli ordini. Sembra un'isola felice, ma qui, tra il Radetzky e il Cimmino 104, in un normale sabato sera si fatica a camminare e una sedia vale quanto un barile di greggio. La lotta insomma continua.
Alle otto, davanti al Jamaica, nel cuore di Brera, il barista è sconsolato: «Ci vorrà un po' - dice - questa settimana va così». I clienti sono sette in tutto. Anche le chiromanti acchiappa-turisti si sono prese una settimana di pausa. Discorso simile per ristoranti, pizzerie e i due grandi dehors di piazza del Carmine. Che ci siano i funghi a gas o meno, non è il freddo a bloccare la movida.
Le trincee si riaccendono dopo cena tra le Colonne di San Lorenzo e i Navigli: nuove sacche di resistenza. «Posso avere una birra?». «Solo se ti siedi, non te la posso servire al banco». Domenico, da 10 anni dietro al bancone del Todos a Cuba, ha i tavoli quasi tutti occupati. «La situazione ora, alle 23,30, è buona, ma fino a mezz'ora fa era un disastro. Oggi ho fatto il 10% degli aperitivi e se lavori un'ora su nove, il cassetto non lo riempi. Controlli? Da noi sono venuti martedì. Siamo in regola».
Poi ci sono i Navigli, ultima roccaforte della Resistenza. I tavoli esterni del mercato della Darsena sono pieni. Il bar del mercato, per contro, è mezzo vuoto. Sul Naviglio Pavese sono in tanti ad affollare i parapetti in marmo e nei locali c'è un discreto via vai. Sul Naviglio Grande i tendoni accolgono, tra stufe a fungo e narghilè, un discreto numero di combattenti che non vogliono arrendersi.
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Ultimo aggiornamento: Lunedì 2 Marzo 2020, 08:53
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