Bertolino sbarca al Lirico di Milano: «La gente è stufa di ridere di coppie in crisi»
di Ferruccio Gattuso

Bertolino sbarca al Lirico di Milano: «La gente è stufa di ridere di coppie in crisi»

Data unica, risata e fuga, sul palco intitolato a Giorgio Gaber: come a dire, un trionfo della milanesità. Perché quando si cresce nel quartiere Isola e si risponde al nome di Enrico Bertolino, andare in scena al Lirico non può essere una cosa banale. In medio stat virus (monologo con musica, sul palco con lui due musicisti), è il titolo dell’ultimo spettacolo del comico dall’aria compassata ma dalla lingua implacabile, un ulteriore esempio di quella che considera ormai una sua specialità: l’Instant Theatre. Il presente bussa alla porta di casa, e Bertolino si limita ad aprire: quello che vede lo racconta. E fa sempre ridere.

I suoi sono instant book da palco?

«Se si vuole fare satira, come intendo fare io, la realtà va afferrata subito. Anche se, talvolta, farlo è un rischio. Io penso che la gente non voglia solo sentire battute sulla vita di coppia. Tanto più oggi, che viviamo un periodo pazzesco».

Sul palco del Lirico un pensiero per Giorgio Gaber lo avrà?

«Impossibile non farlo. Ecco, uno come lui ora ci vorrebbe. La sua era satira libera, quella che non ha amici, solo conoscenti. Ora che si parla di Quirinale, ci vorrebbe un Gaber come presidente: capace di non inchinarsi, di urticare talvolta, ma alla fine far sorridere tutti. Al Lirico avrò un pensiero anche per i miei due eroi: Walter Chiari e Raimondo Vianello».

E se diventasse presidente Silvio Berlusconi?

«Avrei dieci anni buoni di satira nel cassetto, una pacchia. Mi immagino “donne-corrazziere”. Nello spettacolo ho già ipotizzato il suo discorso di insediamento».

Ma chi ci vede veramente lassù?

«Il nostro presidente Sergio Mattarella ormai, nonostante il freddo, va in giro in camicia, pur di non farsi tirare per la giacca. il premier Mario Draghi? Ha messo in sesto l’Italia ma anche lui si merita una dose di satira. E poi la satira deve essere nobile: prendersela con il ministro Renato Brunetta per la sua statura, ad esempio, è tutto meno che satira».

Nei suoi show, spesso, si spazia dalla cronaca alla Storia.

«Sì, la Storia è maestra di vita, si dice. Solo che lei lavora da sempre in Dad, mentre chi dovrebbe ascoltarla se ne sta su Tiktok».

Sin dal titolo, la pandemia la fa da padrona: la gente ne vuole sempre sentire parlare?

«Guardi, ho cominciato a parlarne quando mi invitarono quelli della Confartigianato di Bergamo. Mi chiesero uno story telling sul Covid di fronte allo staff sanitario dell’ospedale in Fiera, dicendo che io avrei saputo trovare le corde giuste. Mi hanno lusingato».

Il ritorno a Zelig in tv: come lo ha vissuto?

«Bellissimo. Tutti noi comici non eravamo più abituati a quei numeri: duemila persone in platea, milioni davanti alla televisione. Nel numero, ho preso in giro i No vax ironizzando sulla cosiddetta dittatura sanitaria, mi sono ritrovato gli attacchi sui social. Me ne frego: il mio dentista, un amico, se n’è andato in due settimane a causa del virus. So di cosa parlo». 


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 12 Gennaio 2022, 07:42
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