Domenico Gnoli alla Fondazione Prada, il particolare diventa arte. La sua “realtà astratta” in cento opere
di Paola Pastorini

Domenico Gnoli alla Fondazione Prada, il particolare diventa arte. La sua “realtà astratta” in cento opere

Una mostra imperdibile sia per la qualità dell’artista sia per quella dell’allestimento.

È Domenico Gnoli alla Fondazione Prada, in cartellone fino al 27 febbraio: cento opere riunite ovvero la metà dell’intera produzione del pittore. Nato a Roma nel 1933 e morto a New York giovanissimo, nel 1970, Domenico Gnoli ha fatto in tempo a segnare con la sua ricerca l’arte contemporanea. Figlio e nipote di critici d’arte,  è diviso nella sua produzione fra illustrazione e pittura, cui arriva solo in un secondo momento. A piano terra la sua produzione pittorica, dove emerge il gusto per il particolare che ne fa artista particolarissimo, troppo facilmente registrato sotto la voce Pop art, ma che lui stesso respinge. Trecce, capelli dalla scriminatura perfetta, bottoni, scarpe feticcio, letti, poltrone, tavoli, sono i protegonisti delle sue opere. Oggetti del quotidiano o particolari del corpo umano visti con la lente d’ingrandimento e raccontati con iperrealismo fino a diventare quasi astratti, esplorati nella loro natura intima. Oggetti che rimandano a persone, sempre però escluse dai suoi lavori, tranne in pochissimi casi. Al secondo piano la produzione come illustratore, scenografo, costumista, con un tratto lontano da quello di pittore. Per chi non lo conosce, una scoperta folgorante.  Fino al 27 febbraio. Largo Isarco, 2. Ore 10-19; chiuso mar. Biglietto 15 euro.


Ultimo aggiornamento: Martedì 2 Novembre 2021, 05:25
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