Milano, «Lavati». «Ucciditi sotto la metro». L’incubo cyberbulli di una 13enne
di Salvatore Garzillo

Milano, «Lavati». «Ucciditi sotto la metro». L’incubo cyberbulli di una 13enne

Se la scuola si è fermata, il bullismo ha continuato a navigare a gonfie vele. E se per molti i social sono stati l’unica forma di evasione durante quest’anno di separazioni forzate, per alcuni sono diventati la porta per nuovi incubi.

La storia di Martina (la chiameremo così) è un triste capolavoro di modernità: per mesi la 13enne è stata perseguitata da due cyberbulli di 13 e 15 anni, è precipitata in un buco nero emotivo dal quale è riuscita a trascinarsi fuori con grande forza, oltre che coraggio. Il “premio” è arrivato ieri con l’ammonimento da parte del questore Giuseppe Petronzi del 15enne (l’altro non è imputabile per l’età), che ora dovrà seguire un percorso terapeutico con gli specialisti del Cipm, il Centro italiano per la promozione della mediazione diretti dal criminologo Paolo Giulini. Martina aveva conosciuto i ragazzini nel febbraio 2020 e durante il primo lockdown è iniziata la sua tortura.

I due minorenni hanno creato una serie di chat su Telegram e WhatsApp solo per offendere e ridicolizzare la 13enne, puntualmente aggiunta al gruppo per mostrarle la cattiveria diffusa. Ogni volta che lei lo abbandonava, il suo numero veniva aggiunto nuovamente, creando una catena infinita di sofferenza quotidiana. Una delle chat si chiamava «Martina lavati», per dare un’idea. «Ucciditi sotto la metro rossa» era uno degli inviti più frequenti. Per mesi Martina ha tenuto duro finché ha capito di dover condividere quel peso con la madre. Prima di andare alla polizia la donna ha parlato con il ragazzino sperando di convincerlo a smettere e per qualche settimana è stato di parola. Poi le chat sono ripartite più cattive di prima e la madre si è rivolta alla polizia postale e all’ufficio stalking della questura.

Gli agenti della divisione Anticrimine, diretti da Alessandra Simone, hanno identificato il cyberbullo e in breve è arrivato l’ammonimento del questore. Di fronte ai poliziotti il 15enne si è mostrato spavaldo, ha tentato di minimizzare il suo comportamento forse perché inconsapevole del dolore arrecato. Secondo quanto riferito dalla questura, un apporto importante è arrivato proprio da sua madre, lei invece molto risentita e turbata dal comportamento del figlio.


Ultimo aggiornamento: Martedì 30 Marzo 2021, 09:01
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