Franco Mussida: «Riapre il Cpm, per i giovani la musica è vitale come l'acqua per le piante»
di Ferruccio Gattuso

Franco Mussida: «Riapre il Cpm, per i giovani la musica è vitale come l'acqua per le piante»

La cascata di capelli bianchi per anni lo ha reso un’icona, qualcosa simile a un guru. Ma un guru, della chitarra e della musica, Franco Mussida lo è davvero. La sua è la generazione della musica vissuta e respirata, e anche tanto sudata. Sullo strumento a sei corde che, ogni volta che cominciava un assolo, mandava in apnea il pubblico nei concerti della Pfm. Da più di tre decenni, Franco Mussida è anche il volto simbolo del Cpm, il Music Institute numero uno a Milano.
Sabato 12 settembre va in scena l’Open Day del Cpm, il primo in presenza dopo il lockdown: come sarà?
«Come la musica deve essere sempre: vissuta fisicamente, mettendoci le mani. Dalle 11 incontri e audizioni coi maestri».
Il Cpm nacque alla metà degli anni Ottanta: avrebbe immaginato che sarebbe divenuta l’istituzione che è oggi?
«Sinceramente sì. Ero convinto avremmo raggiunto questi livelli. Ho sempre avuto la passione di costruire cose che non ci sono. Anche oggi, penso a come sarà il Cpm di domani».
Ad esempio?
«Il lockdown ci ha spinto a studiare nuove modalità di insegnamento: a distanza per i primi livelli, quelli pre-accademici chiamati Cpm Edu. A vantaggio dei giovani che vivono fuori città e magari frequentano il liceo».
Negli anni è cambiato l’approccio dei giovani alla musica?
«Per loro la musica resta come l’acqua per le piante. Ma la musica cambia. Oggi c’è un approccio più mentale, attento al digitale. Ma gli strumenti base, chitarra, batteria, restano quelli con cui misurarsi davvero. Anche se nel genere come il trap e il rap conta di più la produzione: difatti noi abbiamo anche corsi di produzione».
Nel 2015 il suo addio alla Pfm: pensa mai a un ritorno?
«Io continuo a vivere di musica suonata, settimana scorsa ero all’Estate Sforzesca. Pfm ed io abbiamo preso due strade diverse. C’è stima e affetto, quello resta».
Recentemente è stato pubblicato il concerto ritrovato di Pfm e Fabrizio De André: il suo ricordo più intenso di quell’esperienza?
«Era il 1979, epoca difficile: ricordo la responsabilità di condurre quell’operazione artistica. E l’entusiasmo. Fu una collaborazione unica nel panorama della musica italiana».

Ultimo aggiornamento: Mercoledì 9 Settembre 2020, 09:39
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