Coprifuoco, per i locali a Milano un'ora in più vale solo 18 milioni di ricavi: i dati Confcommercio

Coprifuoco, per i locali a Milano un'ora in più vale solo 18 milioni di ricavi: i dati Confcommercio

di Simona Romanò

Un’ora d’aria in più non solleva le sorti dei locali, messi a dura prova dal Covid. Il coprifuoco (da oggi alle 23, anziché le 22) non segna la ripartenza di bar e ristoranti, che fino al 1° giugno possono servire i clienti solo ai tavolini all’aperto. Fra quindici giorni, invece, si torna a mangiare, a bere un caffè o un cocktail anche al chiuso, nel rispetto ovviamente di tutte le norme anti-contagio.

Lo slittamento del coprifuoco alle 23, ad oggi, secondo l’analisi su base mensile dell’Ufficio studi di Confcommercio Milano, «è poco rilevante», perché consente a bar e ristoranti milanesi «una limitata crescita dei ricavi, pari a 18,6 milioni di euro (a livello lombardo 40 milioni). Ben altro impatto avrà invece la riapertura anche degli spazi all’interno: 109 milioni di euro in più con il coprifuoco alle 23; 184 milioni se a mezzanotte, stile Cenerentola (a partire dal 7 giugno, secondo il programma del governo). «Per poter intravedere i segnali della ripartenza dovremo attendere almeno due settimane, sono tante dopo mesi di grandi difficoltà», spiega Fabio Acampora, vicepresidente dell’associazione dei pubblici esercizi di Milano (Epam) e titolare di otto locali, fra ristoranti e lounge bar. L’ultimo miglio è sempre il più faticoso. «Perché le imprese hanno la vitale necessità di ripartire, non possono più sopravvivere con i sostegni che sono spesso stati insufficienti per colmare le gravi perdite subite».

È l’allarme lanciato da Marco Barbieri, segretario generale di Confcommercio. La corsa ai dehors temporanei è servita, ma non come ci si aspettava. Un locale su due, a Milano, non ha alzato la saracinesca. «E chi l’ha fatto si è barcamenato, complice anche il brutto tempo, con i clienti sotto gli ombrelloni mentre il temporale scoppiava, oppure tante disdette all’ultimo proprio per la pioggia», racconta Acampora. «Non dico che sia stato un fallimento ma, a conti fatti, si può parlare di un meno 70 per cento di giro d’affari rispetto a maggio dell’anno scorso, già in emergenza Covid».


Ultimo aggiornamento: Giovedì 20 Maggio 2021, 21:26
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