Le nozze d'argento di Ale&Franz: «Dopo 25 anni insieme in scena facciamo quello che ci pare»
di Ferruccio Gattuso

Le nozze d'argento di Ale&Franz: «Dopo 25 anni insieme in scena facciamo quello che ci pare»

Venticinque anni di carriera, sempre insieme. Si chiamano nozze d’argento ma, se lo chiedi a loro, il momento è d’oro. Pur con tutte le difficoltà, che sono poi quelle che ci vedono collettivamente coinvolti: la pandemia, la distanza, le incertezze. «Far ridere la gente è una responsabilità, tanto più oggi», lo sanno bene e lo dicono ad alta voce Ale e Franz. Insomma, loro non sono mai stati fermi, perlomeno con la testa. Il duo comico milanese è in arrivo in tv con un nuovo show – “Fuori Tema”, da domani in seconda serata per otto puntate ogni martedì su Rai2. A breve li rivedremo al cinema protagonisti di un film di Gabriele Salvatores, infine hanno pronto in canna un nuovo spettacolo teatrale. Ognuno di questi progetti ha un forte legame con la città che a loro ha dato tutto: Milano.

Un quarto di secolo di Ale e Franz: come avete fatto a resistere?

Franz: «Con gli stimoli. La molla è una sola: avere sempre qualcosa da dire».

Ale: «Non abbiamo mai avuto una relazione sentimentale, mettiamola così».

Avete avuto carta bianca da Rai2: cosa c’entra Milano con questo nuovo tv show che vive vede mattatori?

Ale: «La premessa è che facciamo tutto ciò che ci gira per la testa: teatro, cabaret, musica dal vivo, slalom tra generi, insomma la tv al nostro servizio, coi tempi che vogliamo noi».

Franz: «La conseguenza è che non volevamo entrare in un asettico studio televisivo e siamo finiti al Teatro la Cucina all’interno dell’ex refettorio dell’ospedale psichiatrico Paolo Pini. Un luogo magico, ogni scorcio è una scenografia naturale. I muri parlano».

Un luogo di sofferenza, però.

Franz: «A noi piace pensarlo come luogo di riflessione e di speranza. E per uscire da questo periodo serve sorridere, ridere ma anche pensare. E sperare: in quell’ex manicomio ora c’è un teatro».

Come avete vissuto questo anno difficile?

Ale: «Grazie al cielo, lavorando. Io e Franz non ci siamo mai persi di vista, nonostante io sia una frana coi collegamenti da remoto. Abbiamo scritto Fuori Tema con gli autori, in conferenze su Zoom. Abbiamo avuto le domeniche in tv da Fabio Fazio. Ad agosto scorso siamo stati a Trieste, sul set di Comedians di Salvatores, tratto dal testo teatrale di culto del britannico Trevor Griffiths. Con quel testo Gabriele esordì come regista teatrale a Milano, all’Elfo negli anni Ottanta, con un cast nel quale spiccavano, tra gli altri, giovani promesse milanesi come Paolo Rossi, Claudio Bisio e Gigio Alberti. Ora stiamo scrivendo e limando il nuovo show teatrale».

Da tempo si parla di questo spettacolo: segnerà il vostro ritorno alla grande nientemeno che al redivivo Teatro Lirico. Sentite questa responsabilità?

Ale: «Certamente. Sarà una festa per noi, che inviteremo sul palco alcuni dei nostri amici, e sarà una festa per i milanesi. Il Lirico è un teatro profondamente legato alla storia della nostra città. Saremo in cartellone da dicembre ai primi di gennaio».

Sarà una sorta di segnale di rinascita di Milano dopo questo periodo drammatico.

Franz: «Esattamente. Per noi, poi, c’è un ricordo indelebile: proprio al Lirico, ai nostri esordi, ricevemmo un premio come duo comico dalle mani di un certo Dario Fo. E quello, non dimentichiamolo, era il teatro di Giorgio Gaber. Trasuda milanesità».

È stato allora che avete capito di poter vivere di comicità?

Franz: «Quello è avvenuto ancora prima: poco più che ventenni, seguivamo un corso di teatro insieme. Alle prove, su un testo di Woody Allen, allungavamo le scene improvvisando naturalmente fra noi. Finì che il regista si incavolò, ma noi ci ritrovammo a casa mia, un pomeriggio e facemmo il patto: se usciamo da questa stanza senza aver scritto nulla di divertente, nella vita faremo un altro mestiere. Com’è andata a finire, lo sapete».


Ultimo aggiornamento: Lunedì 12 Aprile 2021, 10:28
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