Marco Carta e il furto alla Rinascente, l'amica Fabiana Muscas svolgerà un anno di lavori sociali

MILANO Fabiana Muscas, l’infermiera di 53 anni arrestata con il cantante Marco Carta (nei confronti del quale il giudice non ha convalidato l’arresto, anche se poi la Cassazione gli ha dato torto) per il furto di sei magliette alla Rinascente di Milano, svolgerà lavori di pubblica utilità per dodici mesi in una onlus Caritas di Cagliari. Lo ha deciso il giudice della sesta sezione penale del tribunale milanese, che ha ammesso la donna all'istituto della messa alla prova, come chiesto dal suo difensore l'avvocato Giuseppe Castellano.

Quando Fabiana Muscas avrà terminato il programma, il magistrato fisserà una nuova udienza durante la quale verrà esaminato il percorso compiuto dalla donna, anche alla luce delle relazioni dell’Uepe, l’Ufficio di esecuzione penale esterna. Se l’esito sarà positivo, il reato si estingue. La donna si è impegnata a lavorare per quattro ore alla settimana, per un anno: inoltre è stata accolta la sua richiesta di aggiungere due ore settimanali extra «a riprova della sua resipiscenza».

REGALO DI COMPLEANNO
Come era emerso nelle motivazioni dell'assoluzione dell'ex vincitore di Amici e di Sanremo, Fabiana Muscas si è assunta fin da subito tutta la responsabilità del furto, sostenendo di voler fare un «regalo di compleanno» al suo amico che da poco aveva compiuto 34 anni. Per il giudice Stefano Caramellino tuttavia la prova fornita dall'accusa della colpevolezza di Marco Carta sarebbe stata «insufficiente e contraddittoria». Diversa la ricostruzione del pm Nicola Rossato, che ha impugnato la sentenza di assoluzione.

Come si legge nelle motivazioni della sentenza con cui lo scorso 31 ottobre il cantante sardo è stato assolto nell'ambito del processo abbreviato per furto, «il movente dichiarato da Fabiana Muscas consistente nel voler fare un regalo di compleanno a sorpresa a Marco Carta, corrisponde a una eventualità non certo remota né congetturale, bensì oggettivamente riscontrata nel caso concreto poiché coerente con l'effettiva data di compleanno di Marco Carta, dieci giorni prima del fatto». E ancora: «È insufficiente e contraddittoria la prova che Marco Carta abbia concorso nel furto, l'ipotesi ricostruttiva alternativa della difesa è confortata da elementi di conferma».

IL RICORSO IN APPELLO
Intanto il pm Nicola Rossato ha depositato ricorso in appello contro l'assoluzione dell’ex vincitore di Sanremo dall'accusa di furto. Per la procura, che in 28 pagine smonta la sentenza di fine ottobre, il cantante va condannato a otto mesi perché ha contribuito al furto commesso con un'amica rimuovendo «le placchette antitaccheggio» e nascondendole «nel bagno». Per il pm, il giudice è stato «molto indulgente» a credere al cantante, malgrado le dichiarazioni di un «teste oculare», e nel ricorso spiega di aver già dato conto nel primo grado, davanti al giudice Stefano Caramellino, «di quante volte gli imputati hanno mentito» nell'interrogatorio di convalida anche sulla base della «visione dei filmati di videosorveglianza».

Malgrado ciò, si legge nel ricorso, il giudice ha ritenuto di «dare la prevalenza nella ricostruzione degli eventi al narrato degli arrestati rispetto a quello del teste oculare». E ciò anche se «la genuinità delle relative dichiarazioni» dei due «è ovviamente inficiata dal rapporto di amicizia e dalla preoccupazione della Muscas» per «le conseguenze mediatiche della vicenda che potrebbero derivare a Carta». Carta, spiega ancora il pm, «nega il proprio coinvolgimento, ma non riesce a spiegare quando e in che modo la Muscas avrebbe preso i capi di abbigliamento da lui indossati nel camerino».

Ultimo aggiornamento: Lunedì 20 Gennaio 2020, 16:47
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