La folle Parigi in bianco e nero
a nudo nei 200 scatti di Brassaï

A Palazzo Reale un viaggio con il grande fotografo nella Ville Lumière tra le due guerre

La folle Parigi in bianco e nero a nudo nei 200 scatti di Brassaï

di Ferruccio Gattuso

Parigi era l’occhio del mondo, Brassaï era l’occhio di Parigi. Al grande fotografo di origini ungheresi (nato Gyula Halász) e naturalizzato francese è dedicata una mostra ricca di ben duecento scatti – in cartellone a Palazzo Reale da oggi al 2 giugno – che non può avere un titolo diverso. “Brassaï – L’Occhio di Parigi”, a cura di Philippe Ribeyrolles, è davvero un’occasione unica per gli appassionati di fotografia, di storia del costume e di arte, per due buoni motivi: il primo è che a esserne curatore è il nipote di Brassaï (suo zio), il secondo è presto detto dalle stesse parole di Riberyrolles: “Fatta eccezione per pochissime foto, l’intera mostra contiene foto di famiglia, passate per successione, dunque non si tratta di riproduzioni: sono sviluppate dallo stesso Brassaï nella sua camera oscura.

Quello che emerge è una opera davvero intima dell’autore: qui ci sono l’anima e lo spirito di Brassaï”. La scelta degli scatti, avvenuta da una mole sterminata di fotografie in possesso degli eredi, racconta la capitale francese a partire dall’epoca in cui era “il luogo dove si doveva essere” se si era creativi (Brassaï vi arrivò nel 1924, “esattamente un secolo fa, a febbraio” precisa Riberyrolles). Durante il percorso (“pensato come una passeggiata oziosa per Parigi”) sono presenti anche sculture, documenti e oggetti appartenuti all’artista, che oltre che fotografo era scultore, giornalista, pittore e perfino cineasta).

«La maestria di Brassaï - spiega il direttore di Palazzo Reale Domenico Piraina – era quella di vedere la realtà nuda e cruda senza giudicarla. Il suo sguardo sulle prostitute, ad esempio, è analogo a quello di Toulouse-Lautrec». Nove le sezioni della mostra per lui che era nato il 9-9-1899: dalla Parigi diurna dei negozi e degli artigiani a quella notturna, da quella segreta dei piaceri a quella “canaglia” dei caffé e delle “serate folli”, fino alla Parigi dell’illusione, con le case chiuse, i poliziotti e i cattivi ragazzi di una città che affascinava, stordiva, raccontava il futuro. Fino a che quel futuro, dopo la Seconda guerra mondiale, trasmigrò a New York.

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Ultimo aggiornamento: Venerdì 23 Febbraio 2024, 06:00