Roberto Polillo in mostra: «I miei scatti jazz ricordano il genio di papà Arrigo»
di Rita Vecchio

Roberto Polillo in mostra a Milano: «I miei scatti jazz ricordano il genio di papà Arrigo»

Scatti riemersi dai negativi lasciati in un cassetto. Un salto a 50 anni fa. Nell'epoca di Louis Armstrong, Miles Davis, Gerry Mulligan, John Coltrane. É grazie a Roberto Polillo, ex dirigente informatico e docente universitario, che il jazz di quegli anni riprende vita. La sua mostra fotografica Jazz Icons of the 60s - applaudita in America e per la prima volta a Milano dal 6 novembre al 10 gennaio alla Galleria Aprés-coup Arte - celebra sì un pezzo della storia musicale, ma anche i cento anni dalla nascita del padre, il critico musicale Arrigo Polillo.
 
 


Una mostra che è memoria storica.
«Lo è diventata. È una selezione di 41 scatti ad alta definizione scelti tra 95. Foto che ho fatto seguendo mio padre durante i concerti che organizzava in Italia, Francia, Svizzera e pubblicate nel libro omonimo a cura di Francesco Martinelli, storico del jazz».
Come si ritrova queste foto?
«Per una storia di famiglia. Mio padre, appassionato di arte e di musica, ha contribuito a far conoscere il jazz in Italia. Fondatore della rivista Musica Jazz, scrittore, mi ha inculcato l'amore per la musica con cui sono cresciuto. Prima di iscrivermi a informatica e abbandonare la fotografia».
Primo scatto?
«Da dimenticare. Era l'edizione jazz del Sanremo '62. La rivincita, qualche mese dopo, durante la prima tournée italiana del Quartetto di John Coltrane. Potevo imbucarmi ovunque, in teatro, dietro le quinte, nei camerini. Ero un raccomandato (ride, ndr). Si andavano a prendere gli artisti a Linate con la famosa Fiat 1800 blu, li si portava all'hotel Duomo di piazza Diaz. Alle prove. A cena. Al concerto».
Qualche aneddoto?
«Erano indisciplinati. Bevevano, fumavano, girava droga. Il batterista di Coltrane scese dall'aereo completamente ubriaco. Duke Ellington, con quel cappotto lungo di cammello bianco, saliva in macchina solo dopo avere ricevuto un fascio di rose rosse, iniziava i concerti solo dopo che gli altri musicisti, i suoi cats (ragazzi), non avevano già cominciato. Il suo sassofonista Gonsalves si addormentava nei concerti con il sax in mano, seduto in attesa del suo assolo. Ella Fitzgerald, timida e sempre tesa».
C'è una foto con Thelonious Monk e la moglie Nellie.
«Lui non parlava mai. Rispondeva sempre la moglie. Sentii la voce solo una volta quando durante un viaggio chiese se i chilometri fossero stati inventati prima delle miglia».
Chi manca all'appello?
«Chet Baker. Ma era in galera ai tempi in cui scattavo».
E ora?
«Ho ripreso a fotografare, ma paesaggi. Amo viaggiare e cerco di rappresentare l'atmosfera in ogni dettaglio».

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Mercoledì 30 Ottobre 2019, 05:01
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