Imane Fadil, esami hi-tech e carotaggio degli organi per risolvere il giallo radioattività

Imane Fadil è stata avvelenata? E, se sì, chi lo ha fatto? Si è avvelenata da sola? Tra sale schermate, maschere e camici piombati, appositi sistemi di protezione e la rara tecnica del carotaggio degli organi, la ricerca della verità sulla misteriosa morte della testimone chiave contro Berlusconi nel processo Ruby è affidata anche a tecniche rare che vengono adottate nelle autopsie su cadaveri con sospetto avvelenamento da radiazioni, come nel caso della modella di origini marocchine che frequentò la villa di Arcore ai tempi del Bunga Bunga. Il pm ha ordinato che il cadavere della ragazza non venga visto da nessuno.

Dopo aver escluso con analisi ad hoc il tumore, il lupus, la leptospirosi e la presenza di veleni comuni, compreso l'arsenico, ed avere accertato tracce, ma in concentrazione irrisoria, di quattro metalli nel sangue (cobalto, il cromo, il nichel e il molibdeno) i medici punteranno a verificare anche l'ipotesi di un avvelenamento radioattivo. Anche per questo motivo sarà effettuato il 'carotaggio degli organi', una tecnica rara e recente, utilizzata soprattutto in ambito internazionale. È un tipo di prelievo effettuato attraverso una siringa piuttosto grande e con un ago dal diametro di uno o due centimetri, che una volta penetrata nell'organo effettua un taglio e ne aspira una parte. Quest'ultima verrà poi depositata in contenitori schermati che raggiungeranno i laboratori, altrettanto isolati, per essere analizzata.

«È un tipo di prelievo utilizzato per esami tossicologici che evita le contaminazioni della superficie con l'interno degli organi e garantisce un prelievo puro. In Italia questo tipo di tecnica è relativamente recente e raramente utilizzata», spiega Arcuri, ricordando una serie di autopsie che in passato sono state effettuate sui militari italiani che si erano ammalati in Bosnia quando scoppiò il caso dell'uranio impoverito. Altissime le precauzioni da adottare in autopsia delicate di questo tipo per evitare il rischio contaminazioni.

L'esame, che potrebbe essere eseguito mercoledì prossimo a Milano, secondo il protocollo previsto in questi casi potrebbe svolgersi in sale schermate con il piombo. Tutto dunque sarà isolato per evitare qualsiasi forma di contaminazione: anche per i medici e il personale che opererà all'interno di quell'ambiente sono previsti, oltre a guanti speciali, camici e maschere 'piombatì. «Si tratta di una serie di precauzioni che hanno l'obiettivo di garantire prelievi puri, senza contaminazioni - spiega Gianni Arcudi, direttore della Medicina legale dell'Università di Roma Tor Vergata - Anche se l'autopsia sarà effettuata a Milano, le procedure dovrebbero essere le stesse di quelle utilizzate a Roma dove, nell'istituto di medicina legale del Verano, per questo tipo di autopsie c'è una cella sotterranea blindata con il piombo».

Domenica 17 Marzo 2019, 17:35
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