Gallera al capolinea, dall'Rt ai vaccini: gaffe e errori dell'assessore che sognava di fare il sindaco di Milano
di Simone Pierini

Gallera al capolinea, dall'Rt ai vaccini: gaffe e errori dell'assessore che sognava di fare il sindaco di Milano

Sembra giunta al capolinea l’esperienza di Giulio Gallera da assessore al Welfare della regione Lombardia. La gestione sanitaria dell’emergenza Covid nel territorio più colpito del nostro Paese ha mostrato tutti i limiti dell’esponente di Forza Italia chiamato a giocare un ruolo da protagonista nella giunta di Attilio Fontana nel settore più delicato: la sanità. Mesi durissimi contraddistinti da una serie di errori e gaffe che stanno avviando Gallera alla fine anticipata del suo mandato. Ma che l’attuale assessore non fosse l'uomo giusto al posto giusto Leggo lo aveva scritto già a giugno 2019, prima che l’onda del Covid si abbattesse sull’Italia e sulla Lombardia.

 

Sul nostro giornale raccontammo la vicenda di un paziente oncologico al quale era stato disposto un accertamento da effettuare entro dieci giorni. Nulla da fare, l’uomo fu rimbalzato dal Cup agli sportelli ospedalieri pubblici ottenendo un appuntamento solamente alla fine di ottobre, ben quattro mesi dopo. Alla fine il paziente per non ricevere una diagnosi tardiva dovette ricorrere a un centro privato pagando 500 euro di tasca propria. Interpellato da Leggo l’assessore Gallera non fornì alcuna risposta, mostrando di non aver sotto controllo il quadro della situazione della sanità lombarda di cui è a capo.

 

Archiviato il 2019, ecco l’avvento del nuovo anno con l'epdidemia di Covid. In poco tempo Gallera finisce al centro dell’attenzione mediatica di tutto il Paese tanto da pensare addirittura alla candidatura a sindaco di Milano alla prossima tornata elettorale. Le dirette Facebook quotidiane per fare il punto dei contagi divennero occasione per farsi conoscere oltre i confini regionali. E probabilmente anche la spada di Damocle pendente sul suo capo. In una situazione drammatica in cui i bollettini della protezione civile mostravano un bilancio di guerra, i toni mostrati in quelle dirette sembravano l’esaltazione del suo lavoro. Video con musiche trionfali a introdurle e il suo volto sempre in prima fila ad aggiornare i cittadini sulla gestione sanitaria della regione. Con l’aggravarsi del contagio - in pieno lockdown - incredibilmente sparì nelle dichiarazioni dell’assessore il bilancio dei morti giornalieri, relegato a dato statistico da andare a ricercare nelle tabelle.

 

In prima fila rimasero gli annunci sui guariti e sulle iniziative messe in atto per contrastare il virus. Fino a quel 22 maggio che cambiò tutto: la gaffe sull’Rt. Da quel momento Gallera iniziò a diminuire la sua presenza mediatica - una scelta forse dettata dall’alto per evitare che l’immagine della giunta lombarda perdesse credibilità - ma le sue uscite maldestre non si fermarono. E ora il suo futuro lo vede scaricato anche dalla Lega con Salvini che ha già annunciato il rimpasto della governance della regione.

 

22 MAGGIO: L’ASSURDO CALCOLO DELL’RT

«0,51 che cosa vuol dire? Che per infettare me bisogna trovare due persone nello stesso momento infette perché è a 0,50. Questo vuol dire che non è così semplice trovare due persone infette nello stesso momento per infettare me». Una frase assurda pronunciata il 22 maggio, legata al valore di Rt che in quei giorni in Lombardia 0,50. Un calcolo totalmente sballato, un esempio che confondeva le idee. Gallera cercò di mettere una pezza dicendo di aver voluto semplificare un pensiero per farsi comprendere da tutti. Il risultato fu ovviamente contrario, mostrò a tutti le difficoltà a tenere un ruolo di quella importanza in un momento drammatico per la sua regione. L’Rt ci dice quante persone possono essere contagiate da una sola persona in media e in un certo periodo di tempo in relazione all’efficacia delle misure restrittive. Un Rt uguale a 1 significa che 1 persona infetta riesce a infettarne un'altra sola e un Rt uguale a 2 significa che una persona ne può infettare 2. Ovviamente un Rt a 0,50 non signifca che servono due persone ad infettarne una. 

 

 

16 AGOSTO: SELFIE CON TURBANTE

Puffo Gallera. Fu velocemente rinominato così l’assessore dopo l’incidente subito durante una partita di padel del 16 agosto. La foto che condivise sui social, un selfie con maglietta azzurra e la fasciatura a turbante, fece il giro del web. Una sventura, ahimè sfortunata, durante una breve pausa estiva a Lavagna (Genova) dalle fatiche dell’emergenza. Ricoverato all’ospedale Santa Margherita ne uscì con trenta punti di sutura in testa.

 

 

6 DICEMBRE: RUNNER GALLERA VIOLA IL DPCM

«Le gambe andavano, avevo la musica nelle orecchie e, se c’era, non ho fatto caso ad alcun cartello che segnalasse il confine comunale». Così si giustificò il 6 dicembre scorso dopo aver varcato i confini del comune di Milano per andare a farsi una corsetta. Il Gallera runner violò inconsapevolemente le regole imposte dalle fasce di rischio - la Lombardia era in zona arancione - oltrepassando i confini comunali per andare a farsi una corsetta di 20 chilometri. La beffa è che è fu lui stesso a informare i suoi follower sul profilo Instagram mostrando il percorso con uno screenshot del gps con tanto di selfie in compagnia di altri runner. Ma - come da lui stesso ammesso - le gambe andavano…

 

 

3 GENNAIO: AVVIO FLOP DELLA VACCINAZIONE

Il colpo finale. L’arrivo dei vaccini, il V-Day europeo e il via alla vaccinazione per le fasce più a rischio: operatori sanitari e ospiti delle Rsa. Un avvio un po’ a rilento in tutta Italia, ma nessuno poteva immaginare che la regione più colpita del nostro Paese, simbolo della sofferenza vissuta soprattutto nei primi mesi, fosse tra le più lente a partire. Addirittura la terzultima d’Italia per percentuali di dosi inoculati in rapporto a quelle ricevute. E fino al 3 gennaio con soli 23 ospiti delle Rsa - le più colpite dal Covid - che avevano ricevuto la dose. E Gallera si giustificò - in un'intervista a La Stampa - spiegando che «fare una classifica delle regioni è agghiacciante, per non parlare di quelle regioni che hanno fatto la corsa per dimostrare di essere più brave di chissà chi. Noi siamo una regione seria. Partiamo domani (il 4 gennaio, ndr) con 6000 vaccinazioni al giorno nei 65 hub regionali. I conti facciamoli tra 15 o 20 giorni. Ci avevano detto che i vaccini sarebbero arrivati a metà gennaio, poi il 4 gennaio, e ci siamo organizzati per quella data. Solo nelle strutture sanitarie pubbliche ci sono 120 mila dipendenti». E ancora: «Abbiamo preparato un'agenda. Il 31 era l'ultimo giorno dell'anno, poi ci sarebbero stati tre giorni di festa. Abbiamo medici e infermieri che hanno 50 giorni di ferie arretrate. Non li faccio rientrare in servizio per un vaccino nei giorni di festa. Faremo tutto in tempo, la vaccinazione è una priorità».


Ultimo aggiornamento: Martedì 5 Gennaio 2021, 23:10
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