Fabrizio Roncone: «La nostra classe politica è una "razza poltrona", non molla il posto»
di Paola Pastorini

Fabrizio Roncone: «La nostra classe politica è una "razza poltrona", non molla il posto»»

«I nostri politici? Aggrappati alla poltrona. E' una classe dirigente che non molla il posto, disinteressandosi del Paese, del bene comune, dei cittadini. E non si è resa conto che Mario Draghi premier è il suo fallimento». Parola di Fabrizio Roncone, inviato del Corriere della Sera che, in "Razza poltrona", racconta il «grande, tragico, fallimento della classe politica italiana».

 

Razza Poltrona è una fotografia del presente?

«Racconto come il Paese negli ultimi anni sia arrivato sull’orlo del baratro. Quando tutti si sono resi conto che oltre c’era il pozzo nero è stato chiamato un famoso banchiere, uno dei più famosi al mondo, che incidentalmente è italiano e che, per fortuna nostra, ha accettato di diventare premier: Mario Draghi. Racconto come si è arrivati al grande, tragico, fallimento della politica italiana. E lo racconto attraverso quanto ho visto in questo periodo».

Gli occhi di un cronista...

«Nel libro c’è giornalismo: racconto ciò che ho visto. Non un libro a tesi, né con teoremi precostituiti. Racconto le cose che stanno accadendo con i personaggi che ancora adesso vivono in Parlamento. Ho analizzato l’ultima crisi, il "mercato" dei voti allestito dal Governo Conte mentre il Paese subiva la seconda ondata di Covid e contavamo 500 morti al giorno, che sono 500 bare al giorno. E poi come questo mercato sia fallito producendo Draghi. Ma lo sguardo parte da ben prima, da come sia potuto nascere il governo Conte: ovvero il fallimento del grillismo, l’incertezza del centrosinistra, la parabola discendente di Berlusconi e le uscite di Salvini».

Qualche ritratto saliente. Giuseppe Conte.

«Giuseppe Conte per una serie di straordinarie coincidenze è arrivato a Palazzo Chigi come premier. Prima con un governo a trazione Lega/5Stelle; poi addirittura con un altro Governo di segno opposto: 5Stelle-Pd. Ha affrontato la prima crisi Covid barcamenandosi, ma al secondo lockdown e con il Recovery ha mostrato i suoi limiti. Certo, se fai fare a una persona premier due volte questa si convince di averne la statura. Così Conte ha pensato di potersi prendere tutto il movimento; ma quello è il meraviglioso, straordinario, drammatico giocattolo che Grillo ha inventato e che considera proprietà privata. E anche se adesso all’apparenza è una diarchia, Conte non governa il movimento perché il movimento risponde a Beppe Grillo».

E allargando lo sguardo ai grillini?

«I grillini sono stati catturati dal potere che volevano combattere. Ricordiamo qualche loro slogan: uno vale uno; due legislature; il rifiuto delle macchine blu e delle presenze in tv. Ora? Sono prigionieri di quel potere».

Il Partito democratico ed Enrico Letta.

«Il Partito democratico ha cambiato un segretario ogni due anni e questo non ha contribuito a dare stabilità alla scena politica, mentre i suoi elettori sono rimasti sostanzialmente gli stessi. In questo Governo il Pd è certamente l’azionista più forte numericamente, il più  solido e credibile, però deve trovare un proprio percorso. Enrico Letta ci sta provando, ma non è facile. Il problema del Pd è un problema di equivoci: ha patito troppo a lungo la presenza di Matteo Renzi che gli ha impedito di trovare negli ultimi anni una rotta precisa».

Matteo Renzi e Italia Viva.

«Matteo Renzi guida un partito che sta al 2%, ma il suo talento è stato di capire che la maggior parte dei parlamentari non vuole tornare a casa, ovvero non vuole nuove elezioni. Non lo vogliono i grillini né Forza Italia perché sanno che ne uscirebbero con numeri (poltrone) dimezzati. Renzi lo ha capito prima di tutti e questo gli consente di minare e sminare».

Forza Italia e Silvio Berlusconi.

«Berlusconi è stato un protagonista assoluto della politica italiana per molti anni. Credo abbia il grande rimpianto di non poter passare alla storia come un nuovo De Gasperi. Aveva un consenso parlamentare formidabile. Ricordo solo che dopo il terremoto in Abruzzo è riuscito a portarci Obama e Merkel. Tutta l’Italia era con lui. Avrebbe potuto cambiare questo Paese in meglio ,lasciare un segno indelebile. La sua storia la scriveranno fra 20 anni altri, ma credo che ci sia questo rimpianto».

La Lega e Matteo Salvini.

«Matteo Salvini da un lato deve continuare a “fare il Salvini”. Quindi al mattino distribuisce santini, mette foto sui social dove mangia pane e cioccolata, indossa la divisa da pompiere per frenare l’assalto elettorale di Giorgia Meloni. Nel pomeriggio indossa la cravatta e diventa di Governo, obbediente. Credo abbia sprecato l’occasione, quando la Lega era al Governo, di dimostrare all’Europa di essere attendibile».

Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia.

«Può piacere o no, ma Giorgia Meloni continua nella sua strada: ha deciso che fa opposizione e coerentemente la fa. E in termini elettorali sta andando ogni giorno all’incasso. Infatti è l’incubo di Salvini che quando si sveglia al mattino ha due pensieri: il primo è Giorgia e il secondo è Meloni».

Draghi rimarrà premier o diventerà presidente della Repubblica?

«Credo avremo un lieto fine e sarà trovata soluzione ottimale sia per il Quirinale sia per Palazzo Chigi. La politica in questo Paese non ha capito che l’arrivo di Draghi premier ha significato la sconfitta della politica. La politica è commissariata».

Rimpianti per la “vecchia” classe politica?

«La prima volta che entrai a Montecitorio mi sentivo inadeguato, intimorito, non sapevo dove stare. Su un divanetto c’erano Forlani e Craxi, su un altro De Mita con Napolitano. Il rango dei politici di allora era imparagonabile a quello di oggi. Adesso sembra di essere a una fermata della metropolitana: gente che va, gente che viene. È il trionfo della modestia».


Ultimo aggiornamento: Martedì 14 Settembre 2021, 10:33
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