Fabrizio Corona rischia di tornare in carcere, la decisione slitta. Il Pg ai giudici: «Deve rispettare le regole»

Fabrizio Corona resta ai domiciliari, l'udienza al tribunale di sorveglianza slitta. Il Pg ai giudici: «Deve rispettare le regole»

 Ha invitato i giudici a ricordare a Fabrizio Corona di attenersi «al rigoroso rispetto delle regole», facendo riferimento anche a sue recenti apparizioni in tv, il sostituto pg di Milano Antonio Lamanna nell'udienza davanti al Tribunale di Sorveglianza. Tribunale che dovrà decidere, in sostanza, se l'ex  “re dei paparazzi” dovrà tornare in carcere o se per lui potrà proseguire il «differimento pena», concesso in via provvisoria per la sua «patologia psichiatrica» e che, a inizio dicembre 2019, lo ha fatto passare da San Vittore ad un istituto di cura vicino a Monza e poi a casa in detenzione domiciliare.


 

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L'udienza di oggi, nella quale Corona (non presente) era assistito dai suoi legali Antonella Calcaterra e Ivano Chiesa, è stata aggiornata al 17 febbraio per acquisire alcune relazioni mediche e dell'Ufficio esecuzione penale esterna che mancavano. Il pg nell'udienza a porte chiuse, da quanto si è saputo, ha però voluto ricordare che l'ex agente fotografico in detenzione domiciliare deve rispettare in modo «rigoroso» le regole, cosa che non avrebbe fatto in certe apparizioni televisive. Il riferimento anche ad una 'ospitatà recente in tv sul caso del imprenditore Alberto Genovese, arrestato per violenza sessuale, e nella quale Corona aveva attaccato anche lo chef Carlo Cracco. 

 

 La detenzione domiciliare per il momento è stata prorogata di 3 mesi, data l'esigenza di rinviare l'udienza in attesa di una serie di documenti sanitari che serviranno ai giudici (presidente Ilaria Maupoil, relatore Simone Luerti) per valutare le condizioni dell'ex fotografo dei vip. Potrebbe essere ascoltato anche il consulente psichiatrico della difesa. E in quell'udienza la Procura generale esprimerà il suo parere per chiedere il carcere o il proseguimento del differimento pena. Per la difesa ci sono «tutte le condizioni» perché venga confermata la detenzione domiciliare. Il giudice Simone Luerti nel provvedimento, che aveva fatto uscire Corona (fine pena previsto nel marzo 2024) per la terza volta nel giro di pochi anni, spiegava che le condotte per cui è stato condannato, tra cui le note vicende dei foto-ricatti, «non destano un allarme sociale» particolarmente significativo e non c'è una «pericolosità» da parte sua tale da richiedere che stia comunque dentro. Anzi la sua malattia, scriveva il giudice, va curata e si è aggravata dietro le sbarre.


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 25 Novembre 2020, 17:05
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