Daniel Canzian: lo chef di Attila alla Prima della Scala
di Rita Vecchio

Daniel Canzian: lo chef di Attila alla Prima della Scala

Ai fornelli barbari e infuocati di Attila ci sarà Daniel Canzian. Sarà lo chef patron del ristorante Daniel di Milano che cucinerà la sera della Prima della Scala, che quest'anno porta in scena Attila di Giuseppe Verdi diretta da Riccardo Chailly per la regia di Davide Livermore. La cena esclusiva - e riservata secondo un rigido cerimoniale a soli 500 invitati - come da protocollo si terrà alla Società del Giardino agghindata nelle sue sale storiche come fosse un pezzo errante della scenografia usata nella messa in scena in teatro. 

Il menu? «Ho ripercorso in cucina il viaggio di Attila», dice Canzian, che è stato uno degli allievi prediletti di Gualtiero Marchesi. «Ho studiato da chef l’opera, cogliendo gli elementi che potessero ricondurre a una cucina elegante, classica e contemporanea». Un viaggio “ottomano” che tocca la cucina adriatica e quella laziale. Ma è anche un omaggio a Verdi («Fu lui che presentò ufficialmente il risotto alla milanese ai francesi», dice). Un menu diviso in atti. Dopo gli antipasti (Mousse di broccoletti, cavolo viola e mele, Toc’ in braide friulano, Panzerotto alla romana con cacio e pepe, Anolino alla parmigiana in brodo di cipolle), si passa all’Atto Primo: il blasonato Risotto alla milanese con stimmi di zafferano e pagliuzze di panettone sbriciolato, tostato e salato, sopra. «Un croccante e dolce insieme. L’idea del panettone sopra il riso nasce per un concetto di patriottismo e italianità. Verdi per Milano ha fatto tanto, dando lustro anche dal punto di vista gastronomico. E sia il risotto che il panettone ne sono due simboli». 

Nell’Atto Secondo, di cultura laziale, la Guancetta di vitello in salsa italiana con mele cotogne e melagrana. E per finire, la Sfera di cioccolato con salsa calda ai frutti esotici. 

«Il mio ruolo “gastronomico”, affianca in maniera elegante e non invasiva un’esperienza così importante come la Scala. Ho lavorato sul gusto più che la parte scenografica. Piatti semplici nell’ottica di un menu verdiano, piatti che mi auguro Verdi apprezzerebbe». Con un denominatore comune: l’italianità.
Venerdì 30 Novembre 2018, 15:23
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