Boom di bronchioliti tra i bimbi nel Milanese, il primario del Buzzi: «Non mandateli al nido»
di Simona Romanò

Milano, boom di bronchioliti tra i bimbi nel Milanese, il primario del Buzzi: «Non mandateli al nido»

Allarme virus sinciziale tra i piccoli sotto i due anni. Pediatrie sovraffollate, il Buzzi allarga i reparti

Pediatrie piene in tutti gli ospedali del Milanese. E terapie intensive neonatali in affanno per l’epidemia di bronchioliti da virus sinciziale (Rsv), che corre veloce a Milano tra i bimbi sotto i due anni di vita. «Non abbiamo tempo da perdere, dobbiamo trovare altri posti letti per curare i neonati che devono essere ricoverati. Così da non trasferirli in strutture fuori Regioni ed evitare tanti problemi alle famiglie».

 

Boom di bronchioliti a Milano: reparti pieni e bambini trasferiti anche fuori regione

 

Gian Vincenzo Zuccotti, preside della facoltà di Medicina in Statale e primario del Buzzi, l’ospedale dei bambini di Milano, lancia l’allarme: «È un’epidemia importante che colpisce i lattanti. Sicuramente le prossime settimane saranno delicate e, proprio per questo motivo, consiglierei ai genitori di non mandare i figli al nido, almeno per un breve periodo, perché la vita di comunità favorisce la diffusione del virus». Non c’è da terrorizzare le mamme e i papà, ma nemmeno minimizzare, perché è una pandemia «impegnativa da gestire». Al Buzzi è iniziata sabato «la riorganizzazione dei reparti, così da recuperare spazi e tutto quello che serve per assistere i piccolissimi, che hanno bisogno anche di ossigeno ad alte concentrazioni». La gravità del contagio si comprende andando a scoprire i numeri dei baby degenti: «Al Buzzi abbiamo un pronto soccorso che è affollato 24 ore su 24, il che significa, per intenderci, che quando dimettiamo 10 bimbi, ne abbiamo 11 che attendono di essere ricoverati». Un flusso continuo di piccoli malati, anche di 4 mesi, 6 mesi: «I 40 letti che abbiamo sono sempre tutti occupati, al 90% per bronchioliti. La terapia intensiva con 8 posti è piena, quindi, abbiamo deciso di utilizzare un’ala della pediatria, confinante con la rianimazione, per i casi più preoccupanti in modo che possano essere monitorati dai rianimatori. E apriamo un mezzo reparto di 6 letti in un altro blocco dell’ospedale», spiega il primario. Così si eviteranno trasferimenti fuori Lombardia: l’ultimo è stato organizzato, giovedì scorso, proprio dai medici del Buzzi, che hanno trovato disponibilità in Piemonte.

 

Il problema non è soltanto a Milano, dove l’impatto è maggiore per la quantità di neonati seguiti negli ospedali, ma è diffuso in tutta la Regione. «Per il momento, però, il sistema regge», assicura Zuccotti. Ma è dura, perché «nelle pediatrie si sta vivendo tutto quello che non abbiamo affrontato per il Covid pediatrico che, negli ultimi due mesi, al Buzzi, per esempio, ha causato un unico ricoverato per 24 ore». A far tremare stavolta non è dunque il Covid 19, ma l’Rsv, che ha colpito anche la figlia di Fedez e Chiara Ferragni, che è guarita: quest’anno si è diffuso in anticipo di due mesi ed è aggressivo, forse per un “debito immunitario” legato alla mancata circolazione lo scorso inverno scorso quando, le restrizioni anti-Covid, hanno costretto all’isolamento in casa. «Dobbiamo tenere duro. E ancora non è comparsa l’influenza: bisogna capire come si manifesterà», conclude Zuccotti.


Ultimo aggiornamento: Martedì 23 Novembre 2021, 10:02
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