Alberto Genovese, la vittima dello stupro: «Ricordo i dolori e le manette, non c'è soddisfazione maggiore che vederlo a San Vittore»

Alberto Genovese, la vittima dello stupro: «Ricordo i dolori e le manette, non c'è soddisfazione maggiore che vederlo a San Vittore»

I ricordi della ragazza violentata da Alberto Genovese non sono sempre nitidi, ma restituiscono l'incubo vissuto durante quella serata a Terrazza Sentimento a Milano. «Mi ha fatto prendere la droga, credevo di morire», dice la vittima 18enne in un'intervista al Corriere della Sera raccontando le feste, le violenze subite dall'imprenditore milionario e gli attacchi ricevuti dopo dall'opinione pubblica. 
 


TERRAZZA SENTIMENTO «La prima volta che sono andata a una festa di Genovese era giugno. Ero stata invitata da un mio caro amico di 23 anni, a sua volta amico della fidanzata di Genovese. Siamo andati in cinque amici... L’unica cosa sbagliata era l’eccesso di droga. C’erano dei piatti da cui tutti potevano prendere cocaina e cocaina rosa. In qualsiasi festa della notte a Milano la trovi, ma non così tanta... C'era gente che conoscevo del mondo della moda e della musica, età dai 20 ai 30 anni. Un bell’ambiente che non mi appariva pericoloso». 

 

LA FESTA La terza festa a cui ha partecipato è stata quella in cui si è consumata la violenza: «Io e una mia amica siamo arrivate alle 20,30. Eravamo indecise se andare o no perché nessuno dei nostri amici sapeva che c’era la festa e non eravamo amiche né del signor Genovese né del signor Leali. Poi sul tardi Leali scrive alla mia amica di venire ché là era figo e, visto che c’era un’altra festa alle 23, abbiamo deciso di passare... Non ho ricordi precisi. La mia amica mi ha detto che avevamo deciso di andarcene anche perché lui aveva cominciato ad essere molto molesto nei nostri confronti, ci seguiva. Era come se ci stesse puntando. Infatti, ci siamo dette: “Stiamo sempre insieme, non ci separiamo mai”. Appena arrivate abbiamo capito che c’era un ambiente strano. Solo una ventina di persone, molte ragazze e non conoscevamo nessuno. Genovese non lo conoscevo. Per me era quello che faceva le feste in Terrazza sentimento». 

 

LA DROGA Da questo momento in poi la memoria fa fatica: «Ci ha passato qualcosa che solo io ho preso volontariamente. La mia amica ha detto che dopo mi comportavo in modo molto strano. Era intorno alle 22, credo. Poi ho perso la memoria... Non so come sono entrata nella sua camera. Ero sveglia, ma completamente andata. Non ricordo niente». «Quando mi sono svegliata sul letto credevo di aver avuto un incubo. Ricordo di avergli detto “Ma dove siamo andati ieri sera?”. Solo dopo l’arresto ho saputo quello che era accaduto. Ho solo alcuni flash di quello che è accaduto. Avevo la sensazione che fosse successo qualcosa, ma era tutto talmente assurdo che ho pensato che fosse impossibile. Poi hanno cominciato a sovrapporsi i ricordi, i dolori, le manette, lui che si comportava in modo violento e voleva ancora costringermi ad assumere droga. “Pippa”, diceva. Ho capito che ero in pericolo di morte e ho mandato messaggi alla mia amica con il telefonino». 

 

L'OPINIONE PUBBLICA La ragazza è stata sequestrata per venti ore, bloccata nell'appartamento. I genitori si sono preoccupati: «È capitato altre volte che non rispondessi per un intero pomeriggio, ma sapevano che ero andata ad una festa e pensavano che dormissi. Appena mi sono svegliata gli ho scritto dicendo che stavo bene per non farli preoccupare. Dopo che ho denunciato la violenza li ho avvisati». Dopo quello che è successo con i particolari emersi sui giornali, la gente non è stata comprensiva con lei: «Hanno detto che sono una escort. Io non ho mai fatto niente del genere, non mi hanno mai offerto dei soldi per andare a queste feste. Erano feste normali, non erano orge. Tutto questo mi sta facendo soffrire molto perché non lo trovo giusto. È come se volessero farmi pentire di essermi esposta e di aver denunciato. Io ho fatto una cosa giusta, non capisco perché mi debbano trattare così. Mi aspetto di essere appoggiata». 

 

LA DENUNCIA Nononostante le critiche denuncerebbe sempre: «Non c’è soddisfazione maggiore per me di vedere quell’uomo a San Vittore per causa mia. Da quanto sta emergendo, ha fatto queste cose per anni a tantissime ragazze...  La prima cosa che ho fatto è stato dirlo subito a tutti i miei amici che mi chiedevano perché ero in ospedale. Quando sono uscita sono stata sempre con loro in casa o al massimo a prendere una pizza. Non mi vergognavo e volevo che sapessero quello che aveva fatto quell’uomo...  Se potessi tornare indietro, ci sono alcuni comportamenti che cambierei... Ora vorrei che la gente parlasse meno di tutto questo. Che mi aiutasse a voltare pagina. Vorrei pensare un po’ a me stessa e anche diplomarmi». 

 


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 16 Dicembre 2020, 13:07
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