Laila El Harim muore incastrata nel macchinario killer come Luana D'Orazio. Aveva una bimba di 4 anni

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di Giacomo Nicola

Aveva quarant’anni, ne avrebbe compiuti 41 tra due settimane. Laila El Harim è il nuovo nome da scrivere nella lunga lista dei morti sul lavoro, imprigionata in un macchinario che l’ha uccisa. Lascia una figlia di 4 anni e il compagno. 

È successo in Emilia, a Bombonette di Camposanto, in provincia di Modena, e la dinamica di questa tragedia ricorda drammaticamente la fine di un’altra giovane operaia, in Toscana, a maggio, anche in quel caso una macchina uccise una lavoratrice: Luana d’Orazio, 22 anni, fu inghiottita da un orditoio in uno stabilimento tessile di Prato. Allo stesso modo Laila è rimasta incastrata in un grosso macchinario di una azienda di packaging, per ragioni che i necessari accertamenti dovranno chiarire.

 

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La ricostruzione

 

Laila El Harim lavorava da pochi mesi nella fabbrica del Modenese specializzata nella produzione di materiali per l’imballaggio, uno dei suoi compiti era gestire una fustellatrice, un apparecchio di precisione utilizzato per tagliare i diversi materiali. Ieri mattina la donna è rimasta incastrata nel macchinario che di fatto l’ha trascinata all’interno, uccidendola. 

Dopo che i colleghi hanno dato l’allarme, sono intervenuti i vigili del fuoco per soccorrerla e liberarla. Ormai era morta, i medici dell’ambulanza non hanno potuto fare nulla per salvarla, mentre gli altri lavoratori che avevano assistito alla tragedia piangevano e non si davano pace per quanto era successo. Sul posto sono intervenuti i carabinieri, mentre l’Ispettorato nazionale del lavoro ha avviato un’attività ispettiva per determinare «le cause e le responsabilità dell’accaduto». 

La Procura di Modena ha aperto un fascicolo per omicidio colposo ed è stato posto sotto sequestro il macchinario. Le indagini dovranno verificare se fossero rispettate le condizioni di sicurezza all’interno della fabbrica.

 

La storia

 

I colleghi di Laila hanno raccontato che la donna, originaria del Marocco, viveva in Italia da ormai vent’anni con il compagno e la figlioletta. Aveva scelto di fermarsi nella Bassa Modenese, a 12 chilometri dalla fabbrica dove pensava di costruirsi un futuro per sé e per sua figlia e dove invece ha trovato la morte, in una cittadina chiamata Bastiglia. 

Il sindaco, Francesca Silvestri, scrive su Facebook: «Una tragedia scuote di nuovo la nostra comunità. E lo fa con violenza, portandosi via una donna, una mamma, una lavoratrice». Tra i commenti dei concittadini c’è chi ricorda Laila: «Era una persona meravigliosa come poche. Un abbraccio alla famiglia, alla bimba piccola, al marito e ai parenti tutti. Non riesco a smettere di piangere».

Commentano le Acli con un comunicato dedicato alla vicenda: «Laila El Harim è l’ennesima vittima di una macchina, l’ennesima morte sul lavoro, di lavoro. In attesa delle indagini che dovranno chiarire l’accaduto, esprimiamo forte cordoglio e solidarietà alla sua bambina, al suo compagno e ai suoi cari ed esprimiamo profonda indignazione per un Paese che non riesce a fermare questa scia vergognosa di morti».

 

Controlli

 

Spiegano i sindacalisti della zona: «Dove sono i controlli delle istituzioni e la prevenzione delle aziende? Questa è una vergogna. La sicurezza sul lavoro rimane una grande emergenza nazionale», «sono troppe le donne che muoiono per incidenti con macchinari». 

In provincia di Modena, anche con il sostegno del sindacato, vi saranno momenti di sospensione del lavoro. Quella di ieri è stata una giornata nera nel Modenese, ieri mattina c’è stato un’altra morte legata al mondo del lavoro: a Ubersetto di Fiorano, pochi minuti dopo l’allarme dato ai soccorritori dall’azienda di Bombonette di Camposanto, un uomo di 67 anni è precipitato da diversi metri di altezza di un capannone industriale di sua proprietà ed è morto.
 

 

 

 

 

 

 


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 4 Agosto 2021, 11:51
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