Fase 2 Regioni, sarà via libera (quasi) per tutti: a rischio Lombardia e Piemonte

di Simone Canettieri e Mauro Evangelisti
L'idea del governo è semplice: ribaltare la prospettiva. «Dal 18 maggio lo Stato finirà di fare la chioccia delle Regioni, ma saranno i vari territori che potranno decidere cosa riaprire». Detta così sembrerebbe un «libera tutti». Invece, il ministro Francesco Boccia, la chiama «operazione responsabilità». Nel Dpcm che dovrebbe vedere la luce tra venerdì e sabato si fisseranno i parametri, con tanto di linee guida dell'Inail per la sicurezza dei lavoratori, per sbloccare i codice Ateco rimasti sigillati nella fase 1. Cosa significa? Il governo è pronto a dare il via libera a bar, ristoranti, parrucchiere, centri estetici, negozi di vendita al dettaglio di generi non alimentari. Ma a condizione che le regioni stiano dentro i 21 parametri fissati dal ministero della Salute e che produrranno un algoritmo inappellabile. In base a questo principio, ci saranno dunque le pagelle dei vari enti locali, con numeri e valutazioni pubblici e aggiornati di settimana in settimana. «Dopodiché ognuno risponderà dei propri dati e delle conseguenti riaperture».

Fase 2, Lamorgese: «Più controlli per parchi, movida e bar. Giovani da responsabilizzare»
 

Il responso sui parametri non ci sarà prima di giovedì: saranno quelli i veri valori da prendere in considerazione perché composti dai dati emersi nei primi dieci giorni della fase 2. Da quanto trapela, in maniera ufficiosa, fonti di governo escludono che dal 18 la Lombardia, il Piemonte e Liguria possano allargare le maglie. Troppo alto ancora il trend dei contagiati, troppi pochi i tamponi. Il tutto al di là dell'indice R0 che al momento è sotto controllo ovunque e dei dati incoraggianti di ieri. Ma in questi casi non sarà il governo a imporre come nei precedenti Dpcm lo stop alle attività commerciali, bensì i numeri. E dunque i parametri fissati dall'algoritmo. Da qui il ribaltamento della prospettiva rispetto alla fase 1. Discorso inverso per il Sud, (eccetto il Molise che sta registrando un anomalo aumento dei casi, bisogna capire quando riuscirà a circoscriverlo), ma anche per il Lazio, l'Umbria, le Marche, l'Abruzzo.

L'APPUNTAMENTO
Un'accelerazione su questo fronte si è registrato ieri, quando Matteo Salvini, leader dell'opposizione, ha fatto capire che era pronto a far scattare già da oggi il «libera tutti» nelle regioni a guida centrodestra. Subito è scattato l'allarme a Palazzo Chigi e si è deciso così l'appuntamento di oggi pomeriggio alle 18: il premier Conte, i ministri Boccia e Speranza incontreranno nella conferenza Stato-Regioni tutti i governatori per dare loro linee condivise per la messa in sicurezza dei locali. Un modo per sminare l'ennesima tensione ed evitare «un braccio di ferro che in questo momento non serve», ripete Boccia, vittorioso sulla Calabria dopo il verdetto del Tar. Anche il dem Stefano Bonaccini ieri ha alzato la voce: «Vogliamo cambiare fase affinché le Regioni abbiano la possibilità di decidere cosa aprire, in base alla curva epidemiologica e alla sicurezza dei lavoratori».
L'idea che alla fine si arrivi a una «differenza» tra territori è abbastanza scontata. Solo che le regole del gioco saranno chiare a tutti. Soprattutto ai cittadini e agli imprenditori che protestano per le perdite economiche causate dal lockdown. Ecco perché Palazzo Chigi spinge rendere pubblici tutti i dati, divisi per regioni.
Piemonte, Lombardia e Liguria rimangono sott'osservazione. Anche ieri circa la metà dei contagi proviene da queste zone. «Serve prudenza, andiamoci piano», è il pensiero che serpeggia al ministero della Salute. Ma in questa fase per non accentuare il malessere dei governatori serve una linea comune per tutti. A partire dai protocolli dell'Inail che spiegheranno come potrà tornare all'attività un ristorante, ma anche un negozio di stoffe, di abiti o un centro estetico.
Dunque la svolta del 18 potrebbe interessare molti, ma non tutti gli italiani. Anche se si potrà mettere un punto reale solo quando ci saranno i primi dati della fase 2, visto che al momento il bollettino della Protezione civile fotografa ancora l'ultimo periodo della fase 1. In questo scenario prende piede un'altra consapevolezza: lo spostamento tra regioni, anche per le seconde case, sarà possibile solo tra le aree meno a rischio. Ma il dossier potrebbe attendere una settimana.
Ultimo aggiornamento: Lunedì 11 Maggio 2020, 17:03
© RIPRODUZIONE RISERVATA