Morì a 12 anni in ospedale, "la giovane anestesista aveva capito tutto ma fu allontanata"

Morì a 12 anni in ospedale, "la giovane anestesista aveva capito tutto ma fu allontanata"

La piccola Zaray forse si poteva salvare. Aveva 12 anni, Zaray Coratella, quando morì in ospedale nel corso di una operazione al femore: era lo scorso settembre, fu stroncata da una presunta ipertermia maligna, scatenata dall’anestesia. Ipertermia che si poteva curare con un farmaco, il dantrolene, di solito indispensabile in sala operatoria, ma che quel giorno non c’era.

A raccontare il clamoroso retroscena, una giovane anestesista, Elisiana Lovero, al quinto anno di specializzazione, che ha dato particolari agghiaccianti: «Ho toccato la sua fronte che sembrava calda, ho ipotizzato che potesse trattarsi di ipertermia maligna - dice - mi è stato risposto che il dantrolene non c’era, e me ne sono meravigliata. Mi dissero che da quando le precedenti confezioni erano scadute, le scorte non erano state ripristinate».



Ironia della sorte, ma nemmeno più di tanto, il termometro rotto, che non consentì ai medici di stabilire la febbre di Zaray, che nel frattempo perse la vita, nell’ospedale Giovanni XXIII di Bari. Il racconto della giovane anestesista viene da una commissione di indagine interna all’ospedale, secretata dal governatore pugliese Michele Emiliano, che ha chiarito molti aspetti di quanto successe in sala operatoria: un’indagine arrivata dopo i continui appelli di Massimo Coratella, padre adottivo della bambina, di origini colombiane, che aveva adottato all’età di 6 anni.



Elisiana racconta alla commissione di aver insistito più volte con i colleghi dell’ipotesi di ipertermia, «ma alle rimostranze degli ortopedici per le continue interruzioni mi viene detto di uscire dalla sala». I medici erano convinti fosse un’embolia polmonare, ma solo successivamente si rendono conto che quella giovane specializzanda aveva intuito la diagnosi giusta. Quando al dantrolene, pare che in realtà ci fosse, ma era scaduto da tre mesi (a giugno 2017): e qui scatta il giallo, perché un anestesista afferma di averlo somministrato nel tragitto dalla sala operatoria alla terapia intensiva, mentre dalla cartella clinica risulta che la prima somministrazione sia stata fatta appunto in terapia intensiva. Farmaco scaduto? Dato troppo tardi? Non è chiaro. L’unica certezza è che per Zaray era troppo tardi.
Mercoledì 24 Gennaio 2018, 11:59
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