Bimbo drogato a due mesi di vita, a Le Iene la storia choc di Giosuè con un lieto fine a metà

Bimbo drogato a due mesi di vita, a Le Iene la storia choc di Giosuè con un lieto fine a metà

Una casa da incubo, in condizioni igieniche pessime e popolata di tossicodipendenti, senza un lavoro e che vivono di espedienti. È in questo contesto che un neonato di appena due mesi, Giosuè, cresce insieme alla mamma Gina, senegalese: la loro storia è stata raccontata da Le Iene, che sono intervenute dopo una segnalazione anonima via fax in cui si chiedeva di fare qualcosa per salvare il povero bambino.

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L'inviata della trasmissione di Italia 1 riesce ad entrare nella casa con la scusa di voler acquistare della cocaina, e all'interno dell'abitazione filma scene di degrado totale: ad aprire la porta è un uomo che non si regge in piedi, che lo indirizza dal padrone di casa, a letto in condizioni di scarsa lucidità. Finché non viene fuori appunto che all'interno di una stanza, l'unica con la porta chiusa, ci sono una mamma e un bambino: lei è Gina, 32enne di colore, che si definisce «ex modella ed ex nazionale di pallamano». Una bella donna, segnata dalla droga, e che davanti alle telecamere nascoste assume cocaina 'cucinata' con ammoniaca.

Dopo qualche minuto si sente piangere: è il piccolo Giosuè, un bimbo di due mesi, che Gina prende in braccio e allatta. Anche gli altri tossicodipendenti in casa le fanno notare che forse non è il caso di farlo crescere con lei, che ciò che assume la donna va anche a suo figlio tramite il latte materno: ma Gina è una mamma che non vuole rinunciare al suo bambino, e senza mezzi termini cerca di far capire che la situazione è sotto controllo. «Non mi drogo tanto, hai visto no?», dice.

Lasciato l'appartamento, Le Iene si rivolgono alla Polizia Locale, che interviene: due finti operai della A2A fingono di dover effettuare un intervento al contatore, ma davanti al rifiuto di chi è in casa di aprire la porta, la sfondano e si trovano davanti alle scene già descritte in precedenza. Gina si agita, capisce (anche se non subito) che succederà qualcosa e che rischia di non poter avere più suo figlio. Uno dei tossici all'interno della casa si sente male, è in crisi d'astinenza, quando arriva un'altra persona a portare del metadone per tutti.

Ma come ci sono finite queste persone, in una casa nel centro di Milano? La spiegazione è semplice: l'usufruttuaria dell'appartamento è morta, la casa è stata occupata, e lo sfratto non può venire eseguito perché all'interno c'è un neonato. Il piccolo Giosuè è portato in ospedale, la mamma va in Questura, e disperata chiede del figlioletto. Che, dopo gli esami, si scopre avere un'intossicazione da cocaina, trasmessa proprio da sua madre. Una storia terribile, con un lieto fine soltanto a metà: se Giosuè infatti è adesso in una comunità protetta, sua madre non si è invece fatta aiutare ed è tornata in quella vecchia casa. Tra la droga e suo figlio, per adesso, ha scelto la droga.
Giovedì 15 Marzo 2018, 12:15
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