Il virologo Pregliasco: «Il caso Genoa? inevitabile, succederà ancora»
di Simone Pierini

Fabrizio Pregliasco: «Il caso Genoa inevitabile, succederà ancora»

Il caso Genoa, l’incubazione del virus, i tamponi e l’importanza del vaccino antinfluenzale. Temi che si intrecciano tra campionato di calcio e vita quotidiana. Per Fabrizio Pregliasco, virologo e direttore sanitario del Galeazzi di Milano, la chiave è l’analisi dei margini temporali tra il momento dell’infezione e il tampone.

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Professore, cosa è successo al Genoa?
«I calciatori sono come tutti gli altri cittadini, con la loro vita e l’aspetto famigliare e in questo contesto di comunità la possibilità di contagio è uguale per tutti. In Liguria inoltre la circolazione del virus è in aumento». Il protocollo calcio è sbagliato? «È quanto possibile fare. Per essere sicuri dovrebbero vivere in una bolla dorata, ma non è praticabile. I calciatori quando sono partiti da Genova è plausibile che fossero negativi. È il limite dei tamponi che fotografano l’istantanea della situazione di quel momento. Il problema è l’incubazione del virus».

Quali sono i tempi di incubazione?
«Da due a dieci giorni. Il test ha dei margini di dilatazione dei tempi, si può risultare negativi al tampone e nelle ore successive maturare l’infezione, è impossibile testare tutti ogni cinque minuti. Un cittadino per fare un tampone dopo un contatto con un positivo attende almeno 72 ore».

Allora come si fa?
«Non ci sono soluzioni definitive, rimane il margine di rischio. Questa finestra di tempo di non rilevamento fa sì che un tampone negativo non sia una patente di sicurezza. I calciatori non possono giocare bardati come in ospedale, bisogna limitare i contatti che non fanno parte della dinamica di gioco come le esultanze e i faccia a faccia in campo».

Il sottosegretario Zampa ha detto che il campionato andrebbe fermato. Poi ha fatto retromarcia.
«È stata brutale. La mia ipotesi è quella di fermarsi due settimane sfruttando la sosta delle nazionali. Il problema però si riproporrà».

Il virus è cambiato?
«Il virus che sta circolando ha avuto una mutazione denominata che lo rende più contagioso ma meno “cattivo” di quello di Wuhan».

Lo studio del Centro Cardiologico Monzino sostiene che la vaccinazione antinfluenzale possa prevenire il contagio.
«È interessante, c’è una relazione inversa tra la quota di vaccinati e i casi di Covid nei territori. Questo fa pensare che le vaccinazioni possano dare anche un rinforzo di protezione. Si tratta di prime osservazioni che devono essere ancora validate».

Il vaccino antinfluenzale c’è per tutti?
«La pianificazione è sempre molto anticipata, le dosi si preparano l’anno prima. Con l’aumento della richiesta non credo ce ne sia abbastanza per tutti. Priorità alle fasce deboli».


Ultimo aggiornamento: Giovedì 1 Ottobre 2020, 08:21
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