Il virologo Crisanti: «L'Austria fa bene a non aprire all'Italia». E lancia una frecciatina a Zangrillo

Il virologo Crisanti: «L'Austria fa bene a non aprire all'Italia». E lancia una frecciatina a Zangrillo

Il virologo Andrea Crisanti, direttore di Microbiologia e Virologia all'Università di Padova, è intervenuto questa mattina ad Agorà su Raitre e ha illustrato i risultati di tre nuovi studi sulla popolazione veneta, di cui si è occupato per il suo ruolo di consulente per la regione. Secondo Crisanti le ultime indagini a Vo' Euganeo, il primo focolaio di Covid in Italia insieme a Codogno, consentono di «datare l'entrata del virus nella prima-seconda settimana di gennaio».

«Abbiamo di nuovo fatto il tampone a tutta la popolazione di Vo' Euganeo, poi abbiamo fatto il test sierologico e stiamo completando l'analisi genetica di tutta la popolazione. Per quanto riguarda il tampone non ci sono nuovi casi positivi», spiega. «Il test sierologico ha rivelato sorprese interessanti, abbiamo visto che c'è un numero importante di persone che al primo campionamento, del 24-25 febbraio, era negativo al tampone e stava bene e queste persone hanno anticorpi, è emerso che circa il 5 per cento della popolazione di Vò Euganeo ha anticorpi contro il virus»

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COVID A VO' EUGANEO DA GENNAIO «Questo ci permette di datare l'entrata del virus a Vò Euganeo nella prima-seconda settimana di gennaio», spiega il virologo, che qualche giorno fa ha avuto un duro scontro con il governatore del Veneto Luca Zaia. «Questo virus per ragioni che ancora non conosciamo si diffonde senza creare malattia finché raggiunge una massa critica di persone che si infettano e a quel punto esplode con tutta la sua violenza, quindi questi casi che ci sono in Italia non vanno sottovalutati», ha sottolineato.
«Se il professor Zangrillo fosse andato a Vò nella prima settimana di gennaio e avesse visto le persone che magari erano positive al virus avrebbe detto che il virus clinicamente non esisteva. Poi si è visto quello che ha fatto - aggiunge - Questo virus ancora non lo comprendiamo bene, non comprendiamo perché raggiunta una soglia critica, le persone cominciano ad ammalarsi in modo grave».

«Penso che avremo sorprese dall'analisi sierologica di tutta Italia. Se il 23 febbraio a Vò era del 5% io penso che in alcune zone della Lombardia sarà arrivato sopra il 30%», dice Crisanti.



"L'AUSTRIA FA BENE" L'Austria fa bene a non riaprire all'Italia? «Io penso faccia bene, ci sono ancora un sacco di casi in Italia. Io penso che anche noi dovremmo implementare misure di controllo nei confronti di quei Paesi dove l'epidemia è ancora attiva, come America e Sud America», ha aggiunto Crisanti. «Io stabilirei dei criteri: entri in Italia, ti controlliamo la temperatura, ti facciamo il tampone e verifichiamo che tu sia rintracciabile. Se sei positivo ti mettiamo in isolamento, non è che si può riaprire tutto così», spiega.
«In questo momento c'è poca trasmissione ma questo non vuol dire che non ci sia pericolo. Il problema non è se in questo momento c'è poca trasmissione o meno; il problema è se siamo attrezzati, nel caso si manifesti di nuovo, a spegnere rapidamente questi focolai. Non esiste rischio zero in questo momento», ha aggiunto, parlando anche della app Immuni, che «così come è concepita e con i livelli di identificazione dei casi penso che abbia un impatto molto basso. Per avere un impatto dovrebbe essere scaricata dal 90% degli italiani». 
Ultimo aggiornamento: Giovedì 4 Giugno 2020, 13:05
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