Vigilante muore di cancro, dai colleghi 3mila euro per la vedova. «Ma l'azienda non sblocca i soldi»

Vigilante muore di cancro, dai colleghi 3mila euro per la vedova. «Ma l'azienda non sblocca i soldi»

Aveva servito la sua azienda fino all’ultimo, nonostante la lotta ad un cancro che gli ha poi succhiato via la vita: Paolo Cozza, 55 anni, da quasi quindici lavorava come vigilante per la Sicuritalia, ma il 31 luglio di un anno fa decise di licenziarsi. Un mese dopo, alla fine di agosto, il tumore fulminante al polmone che gli era stato diagnosticato, lo ha ucciso.

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Il giorno del suo funerale i colleghi avevano deciso di fare un regalo alla vedova: una parte del loro stipendio, una colletta di quasi 3mila euro, che doveva servire per aiutarla. Uno stanziamento, quello dei colleghi, che però non è mai arrivato nelle mani della signora perché ancora non sbloccato dalla stessa Sicuritalia.

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Gli ultimi mesi di vita di Paolo non erano stati facili, come ha raccontato la compagna, Marilena Zappetti, al Corriere della Sera: «È stato operato al cuore, è stato costretto a restare a casa per sei mesi - ha detto - Appena rientrato lo hanno fatto disperare coi turni: avanti e indietro in sedi diverse per le 7 ore previste, quasi sotto ricatto, sperando che la promessa di sistemarlo stabilmente all’Inps di via XX Settembre (a Torino, ndr) diventasse realtà». Ma non è accaduto.

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E se Marilena non può ancora ricevere il regalo dei colleghi, frutto della colletta dopo la tragica perdita, quei soldi non sarebbero gli unici fondi bloccati dall’azienda: anche il Tfr (circa 15mila euro) non è stato ancora versato. «L’azienda si rifiuta di pagare», accusa l’avvocato giuslavorista Massimo Pozza. Le lettere dell’avvocato, per ora, non hanno portato alcun risultato.
Giovedì 19 Luglio 2018 - Ultimo aggiornamento: 21:00
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