Vaccini, caos nelle scuole: "Decine di bimbi respinti in tutta Italia". L'Iss assicura: copertura al 95%

Vaccini, caos nelle scuole: "Decine di bimbi respinti in tutta Italia". L'Iss assicura: copertura al 95%

A Milano sono quattro i bambini fino a sei anni che non sono potuti entrare negli asili nido e nelle scuole materne comunali questa mattina perché non in regola con la documentazione sulle vaccinazioni. Dal Comune spiegano che sono una decina i bimbi che risultano non in regola ma 5-6 erano assenti da scuola già dalla fine della scorsa settimana forse per l'influenza. Alcuni genitori si sono giustificati dicendo di non aver avuto tempo.

ALTRI 4 A SULMONA Quattro bambini non sono risultati in regola con i vaccini e la dirigente scolastica li ha rimandati a casa ordinando alle famiglie di mettersi in regola con le disposizioni di legge. È accaduto all'Istituto comprensivo 'Serafini - Di Stefano' di Sulmona (L'Aquila). «Si tratta di quattro differenti casi - spiega la dirigente Elvira Tonti - due in via di risoluzione perché provocati da una semplice dimenticanza che sarà risolta già da domani. Gli altri due invece per il rifiuto di vaccinare i figli». 

DECINE DI CASI IN SARDEGNA «Alcune decine» di alunni della scuola dell'Infanzia, bambini dai tre ai sei anni, sono stati rimandati a casa dal dirigente scolastico perché privi delle autorizzazioni Asl sui vaccini. Il dato arriva dal direttore scolastico provinciale di Cagliari, Luca Cancelliere, relativamente al sud Sardegna, città metropolitana, Sulcis Iglesiente e Medio Campidano. «Impossibile quantificare esattamente il numero - spiega Cancelliere all'ANSA - ma le segnalazioni che ci giungono dai dirigenti scolastici sono tante. D'altra parte non possono fare a meno di sottrarsi: lo prescrive la legge. Noi abbiamo sollecitato anche le Asl a rilasciare queste autorizzazioni».

Una circolare era stata emanata lo scorso 19 gennaio proprio in seguito alle lamentele dei genitori che segnalavano disguidi. Solo a Elmas, Comune all'ingresso di Cagliari, i bambini senza autorizzazione sino ai giorni scorsi erano quaranta. «Ma ora sono passati a sedici - precisa all'ANSA il sindaco Antonio Ena -. Personalmente condivido in toto la legge. È a tutela di tutti e va rispettata anche quando non è gradita». 

TRE CASI NEL LAZIO  Incontro oggi in Regione Lazio, alla Pisana, tra il consigliere rieletto Davide Barillari (M5S) e il 'coordinamento no obbligo Laziò che si batte contro l'obbligatorietà dei vaccini sancita dalla nuova legge. «Ho incontrato una trentina di genitori - spiega Barillari - delle tre associazioni Auret, Comilva e Assis. Mi hanno segnalato tre casi di bambini esclusi dalla frequenza a scuola oggi nel Lazio, con varie motivazioni riguardanti le documentazioni per gli obblighi vaccinali. Uno di questi casi è a Zagarolo, in provincia di Roma, gli altri sono nel resto delle province laziali». Altre criticità, «una ventina» secondo Barillari si sarebbero verificate in tutto il Lazio e anche a Roma. «Si è trattato ad esempio di contestazioni all'ammissione dei bambini in classe che però non sono sfociate nell'allontanamento», conclude Barillari. 

COPERTURA SOPRA 95% «Per l'esavalente siamo sopra il 95% dei bimbi vaccinati, quindi la soglia fatidica che permette l'immunità di gregge è stata raggiunta. E per il morbillo abbiamo avuto una crescita di circa il 6%, quindi anche in questo caso ci avviciniamo a quella soglia». Lo ha detto Giovanni Rezza, direttore del Dipartimento Malattie Infettive dell'Iss. I numeri dimostrano che «le vaccinazioni sono aumentate e questo era l'obiettivo del decreto, non punire i genitori inadempienti. Perché i vaccini sono innanzitutto un diritto». 

I dati, ha detto Rezza all'ANSA, «sono ancora preliminari e riguardano solo alcune regioni, mentre quelli complessivi e definitivi arriveranno fra circa un mese» ma confermano già l'aumento delle vaccinazioni che ha permesso di raggiungere la soglia considerata di sicurezza. L'esavalente (difterite, tetano, epatite B, influenzae haemophilus B, polio, pertosse) aveva toccato quota 93% che è considerato dagli esperti molto basso. Quanto alle sanzioni, ha aggiunto, «sono uguali in tutte le regioni», mentre «le procedure applicative per la verifiche delle documentazioni possono variare da regione a regione, ma non c'è stata una proroga delle scadenze dei termini a livello ministeriale».

LAZIO, COPERTURA 97%. "FAMIGLIE STIANO TRANQUILLE"  «Il tasso di copertura qui nel Lazio ha avuto un balzo in avanti molto importante: siamo oltre il 97% per la fascia 0-6 anni, quella per cui viene indicato l'obbligo, che riguarda l'esavalente e la quadrivalente, le dieci obbligatorie. C'è stato un alto livello di risposta da parte delle famiglie. Le famiglie possono stare tranquille rispetto al dato attuale». Così il coordinatore della cabina di regia della sanità del Lazio Alessio D'Amato, a margine di una iniziativa in giunta, a chi gli chiedeva della situazione di vaccini e scuole nella regione. «I dati che abbiamo (sui non vaccinati, ndr) sono molto bassi - ha spiegato -; quelli nella 'cortè dei nati del 2015 che oggi hanno 2-3 anni erano oltre 46 mila».

«Coloro che hanno rifiutato le vaccinazioni sono circa 30 unità. Stiamo parlando di numeri minimi rispetto alla platea totale che invece ha aderito alla campagna vaccinale». A chi gli chiedeva se quei trenta non potranno entrare a scuola alla scadenza degli obblighi, D'Amato ha risposto: «È come quando si va in piscina: se hai la cuffia entri, se non ce l'hai non entri. Se a un certo punto la famiglia decide di non procedere alle vaccinazioni non si può mettere a repentaglio la salute altrui. Però, ripeto: si tratta di una questione molto limitata e circoscritta nei numeri».

«Le scuole del Lazio hanno ora tempo fino al 20 marzo, perché in questi giorni c'è uno scambio via Pec degli elenchi da parte delle scuole alle Asl, e al contrario da parte delle Asl alle scuole, di coloro che non hanno adempiuto agli obblighi vaccinali. Le scuole hanno dunque tempo fino al 20 marzo per inviare a coloro che non hanno adempiuto una nota per cui, solo da allora, scatteranno gli elementi di natura sanzionatoria».

GENITORE NO VAX: "PROBLEMI? LUNEDÌ FESTOSO..." «È stato un lunedì come tutti gli altri, festoso perchè i bimbi si ritrovano dopo il fine settimana, con la confusione che può esserci all'ingresso di una scuola materna. Nessun problema riguardo alle vaccinazioni, nessuno mi ha detto nulla nè avrebbe potuto farlo. Nè mi sono arrivate segnalazioni di bambini che, in Toscana, non sono potuti entrare a scuola oggi». A parlare è Valerio, componente del direttivo toscano di Cliva, Comitato per la libertà vaccinale.

Suo figlio, 5 anni, che non ha fatto tutte le vaccinazioni richieste («deciderò in base alla sua salute, spiega Valerio, non perchè me lo impone la legge, tra la salute e l'asilo scelgo la prima») frequenta una materna a Pontedera (Pisa) e oggi è entrato a scuola come sempre. «Ho letto le dichiarazioni del presidente dell'Associazione nazionale presidi sul fatto che già oggi i bambini non vaccinati potessero non essere ammessi. Ma la circolare Miur-Salute prescrive il termine di 10 giorni per presentare la documentazione da quando la scuola invia l'avviso che il bambino non è in regola, non dice nulla sulla frequenza durante questi 10 giorni. Solo dopo la scadenza di quel termine la scuola può disporre l'allontanamento del bimbo. E l'allontanamento si può fare solo con un provvedimento scritto che deve essere notificato ai genitori i quali lo possono poi impugnare. Non è che la maestra si mette a fare la gendarme all'entrata della materna».

IN TRENTINO TUTTO REGOLARE In Trentino sono in corso le procedure per l'accertamento delle posizioni vaccinali secondo un programma di colloqui con i genitori e i tutori di minori che risultano non conformi all'obbligo. Fino a quel momento, è assicurata a tutti i bambini la regolare prosecuzione della frequenza nelle scuole dell'infanzia e nei servizi per la prima infanzia del Trentino. Lo precisa la Provincia di Trento. «Eventuali provvedimenti saranno comunicati dall'amministrazione provinciale a tutti, nello stesso momento, solo al termine dei passaggi formali in capo all'Azienda sanitaria». Il Dipartimento della Conoscenza della Provincia autonoma di Trento ha inviato a tutte le scuole dell'infanzia, ai servizi socio educativi per la prima infanzia e ai sindaci le indicazioni a cui attenersi in materia di obbligo vaccinale. La giunta provinciale precisa infine che «non ci sarà alcun calo degli organici e delle risorse per le scuole e i servizi alla prima infanzia del territorio provinciale». L'amministrazione ha già dato indicazione agli uffici competenti di determinare il numero di classi per l'anno scolastico 2018-2019 e quindi anche il numero di insegnanti, tenendo conto del solo calo demografico e non di potenziali cali derivanti dagli obblighi vaccinali.

6% ANCORA NON VACCINATO IN TOSCANA «Dal 7 giugno 2017 al 28 febbraio 2018 in Toscana sono stati 38.296 i bambini e ragazzi (0-16 anni) che si sono messi in regola con le vaccinazioni obbligatorie: di questi, 19.493 nella fascia di età 0-6. Nella regione risultano, al 28 febbraio 2018, 13.434 i bambini ovvero circa il 6% del totale, nella fascia di età 0-6 anni, che ancora non sono vaccinati. Le famiglie di questi ultimi hanno ancora la possibilità di fornire la documentazione dell'avvenuta vaccinazione prima che i ragazzi siano sospesi dal servizio. Mi auguro che chi ancora non ha vaccinato i propri figli lo faccia quanto prima senza seguire apprendisti stregoni». Lo dichiara il sottosegretario all'Istruzione Gabriele Toccafondi.

Alla luce dei dati «possiamo dire che è stato fatto un buon lavoro - commenta Toccafondi - per la salute di tutti, adesso i partiti dicano chiaramente come vogliono proseguire. Il tema deivaccini obbligatori ha visto posizioni ambigue in campagna elettorale. Adesso che la campagna elettorale è finita è bene dire - prosegue - come si vuole proseguire iniziando da chi ha vinto». «La legge Lorenzin sui vaccini - ricorda Toccafondi - si è resa necessaria proprio per difendere i nostri figli e per permettergli di frequentare le scuole in sicurezza perché oramai stavano ricomparendo malattie contagiose che consideravamo debellate».

«L'Organizzazione mondiale della sanità purtroppo ha certificato che l'Italia è scesa sotto la soglia del 90%, cioè quel limite di sicurezza che permette a una malattia contagiosa di non espandersi fra tutta la popolazione. Nel 2017 solo per il morbillo si sono registrati circa 5mila casi e si sono resi necessari oltre 2mila ricoveri, senza dimenticare i quattro decessi avvenuti per la malattia stessa. Dato che il 95% dei casi era non vaccinato tutto questo sarebbe stato evitabile con semplice ricorso alla vaccinazione, per altro fornita gratuitamente dallo Stato. Questo Governo ha fatto bene a rendere obbligatoria la vaccinazione, adesso vigileremo che chi arriverà al Governo abbia le idee chiare e non confuse».
Lunedì 12 Marzo 2018 - Ultimo aggiornamento: 17:10
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