I vaccinati «fragili» con bassa immunità: ecco in quali casi. «Sono 40-50enni che vanno nel pallone»

I vaccinati «fragili» con bassa immunità: ecco in quali casi. «Sono 40-50enni che vanno nel pallone»

C'è una piccolissima fetta di popolazione estremamente fragile, per condizioni di immunodeficienza, primitiva o secondaria a trattamenti farmacologici o per patologia concomitante, che pur avendo fatto entrambi le dosi del vaccino anti-Covid (Pfizer e Moderna sono quelli raccomandati per questa fascia) non sviluppa l'immunità. «Si stima possa essere il 5% di chi è già stato immunizzato ad avere questo problema», spiega all'Adnkronos Salute Mauro Minelli, responsabile per il Sud della Fondazione italiana di Medicina personalizzata. «Per queste persone con un sistema immunitario 'ingessatò occorre pensare a una terza dose di vaccino», suggerisce Minelli.

 

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Un recente studio condotto dalla Società italiana di ematologia e pubblicato su 'The Lancet Haematology' ha dimostrato che, nei pazienti immunodepressi positivi a Covid-19, la mortalità è 2,4 volte superiore rispetto alla popolazione generale, provando la maggiore fragilità di questi soggetti di fronte all'infezione. «È chiaro che corrono un rischio fino al raggiungimento dell'immunità di gregge - sottolinea Minelli - La terza dose di vaccino anrti-Covid dovrebbe esse rifatta proprio a quei soggetti immunodepressi che hanno fatto le due dosi di vaccino mentre seguivano terapie con cortisonici».

 

«I vaccini Pfizer e Moderna sappiamo che hanno un'efficacia che arriva intorno al 90-95%, quello AstraZeneca intorno all'80%. È chiaro che c'è una fetta di popolazione che rientra nel 15-20% di chi può avere una forma sintomatica del virus - osserva Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive dell'ospedale San Martino di Genova - Gli immunodepressi hanno problemi importanti nella produzione di anticorpi e raggiungere l'iimunità di gregge significa proteggere indirettamente queste persone che fanno il vaccino, ma sviluppano pochi anticorpi o non li sviluppano per niente. La terza dose per queste persone potrebbe essere utile per 'rinforzarè la risposta immunitaria, ma c'è anche il rischio che una altra dose di vaccino anti-Covid non abbia gli effetti che ci aspettiamo».

 

«C'è una grande quantità di persone che per insipienza, non conoscenza del problema o distrazione ha fatto il vaccino anti-Covid senza interrompere la terapia cortisonica. Non la singola compressa di cortisone, ma lunghe terapie con altissime quantità di cortisone. Queste persone hanno il sistema immunitario 'ingessatò e avrebbero dovuto sospendere la terapia 3 settimane prima del vaccino e poi, come da protocollo, fino a dopo la seconda dose», ricorda Minelli.

 

Ma chi sono questi pazienti fragili? «Parliamo di pazienti oncologici che associano la terapia chemioterapica anche una cortisonica - risponde l'immunologo - Ma io osservo anche pazienti con artrite reumatoide, chi ha malattie autoimmuni. Non parliamo di pochi pazienti, per intenderci. Spesso sono 40-50enni che vanno nel pallone e non sanno che devono seguire un protocollo specifico per evitare di veder 'fallirè la risposta immunitaria al vaccino». «Occorre - prosegue Minelli - che vengano presi in carico da uno specialista che possa coordinarsi con il medico vaccinatore che insieme gestiscano la fase intermedia tra le due dosi. Il rischio lo corrono anche i soggetti allergici che prendono cortisone, il farmaco blocca l'efficacia del vaccino. C'è bisogno - conclude - di grande attenzione e di poterli aiutare a gestire questa delicata fase». 


Ultimo aggiornamento: Martedì 4 Maggio 2021, 18:19
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