Ucraina, il trauma di un bambino di 7 anni: dal primo giorno della guerra ha smesso di parlare

Ucraina, il trauma di un bambino di 7 anni: dal primo giorno della guerra ha smesso di parlare

L'orrore della guerra, in Ucraina, rischia di sconvolgere per sempre la vita di tutti, adulti ma anche bambini. È il caso del piccolo Zacarii, 7 anni, che da più di due settimane non parla più: il suo silenzio è iniziato all'alba del 24 febbraio, quando alle 6.30 del mattino è stato svegliato dal boato del missile russo che si è abbattuto sull’aeroporto di Ivano-Frankivsk, a poca distanza da casa sua. Un'esplosione che ha rotto i vetri della sua finestra, e che lo ha profondamente traumatizzato.

 

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Come racconta Raffaella Di Claudio sul quotidiano Il Messaggero il bimbo ha raggiunto ora l'Italia, dove con la mamma, il fratellino di 2 anni e la nonna Miroslava - già nel nostro Paese dal 2003 al 2013, come domestica - cerca di superare quei momenti terribili. «Era già un po’ timido – spiega la nonna - ma parlava normalmente. Prima di partire la mamma lo ha portato da uno psicologo che le ha detto che dovrebbe tornare a parlare quando passa la paura». Ma perché succeda, il piccolo Zacarii ha bisogno di tempo, tanto tempo. Così come la nonna, che ha fatto disinstallare WhatsApp alla figlia «perché ci possono geolocalizzare».

 

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Nonna Miroslava, quando ha sentito quel boato, ha pensato al terremoto del 2009 a L'Aquila, quando lei viveva in Italia: «Ho pensato, ma che succede? Ora c’è il terremoto anche in Ucraina? Avevo visto la televisione fino a mezzanotte, perché da giorni sentivamo che la guerra poteva scoppiare, ma non credevamo accadesse». Poi le sirene, le fughe nelle cantine, e infine il viaggio in Italia, dove sono arrivati a Coltodino, frazione di Fara Sabina, nel reatino. «Stavamo in santa pace – racconta ancora la donna - Dopo tanti sacrifici, ero riuscita a dare una casa e a far laureare i miei figli. Ero tornata per restare. Se me lo avessero detto, che un giorno avrei dovuto lasciare il mio letto, le mie cose per andare chissà dove, senza conoscere nessuno, li avrei presi per matti».

 

Il viaggio le è costato 600 euro, 150 euro a testa per lei, per la figlia e per i suoi due bambini. «Il viaggio è stato terribile, con 50 persone, senza poter alzarsi, più di 24 ore, piangevano e non dormivano. Poi gli manca il papà. Lo chiamano in continuazione». Miroslava, conclude Il Messaggero, ha solo una speranza. «Che finisca presto tutto e possiamo tornare a casa da mio marito, mio figlio, mio genero e mia madre di 87 anni. Non è voluta partire. Sta lì e prega per noi». 


Ultimo aggiornamento: Lunedì 14 Marzo 2022, 12:33
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