Test sierologici, così i centri privati nascondono i positivi: «Se il paziente non vuole non informiamo la Asl»

Test sierologici, così i centri privati nascondono i positivi: «Se il paziente non vuole non informiamo la Asl»

Nelle ultime settimane il test sierologico, a cui ci si può sottoporre privatamente a pagamento, è diventato oggetto di dibattito: ma quando un cittadino si sottopone al test e risulta positivo, la Asl viene davvero informata delle sue condizioni di salute? Non sempre, come sottolinea oggi il quotidiano La Stampa, che racconta come alcuni centri privati diventino compiacenti con i loro pazienti, nascondendone la positività per evitare tampone e quarantena.

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Alla base dell'inganno ci sarebbe il consenso alla segnalazione prima del prelievo: basta non firmarlo, per evitare seccature. Inoltre il referto viene inviato direttamente al paziente e a nessun altro: un paradosso, dato che per settimane, in piena pandemia, ci si era lamentati delle difficoltà legate ad essere sottoposti a tampone. Questo tipo di comportamenti è invece esattamente il contrario: si evita il tampone anche se si risulta positivi, per non dover passare altre settimane in reclusione, e in barba ai rischi per chi ci sta intorno.

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Come racconta La Stampa, il caos delle regole (non c'è un protocollo unico, ogni Regione fa a modo suo) porta a questi risultati. Il test sierologico, va sottolineato, non può sostituire il tampone ma ha importanza dal punto di vista epidemiologico: non a caso il Governo ha promosso lo screening con 150mila volontari per valenza statistica sul territorio nazionale. E in tanti, privatamente, hanno preso d'assalto i laboratori di analisi per il proprio test: ma se molti centri privati comunicano poi alla Asl la positività del paziente per poi farlo sottoporre a tampone, alcuni aggirano la norma scaricando sul paziente stesso la responsabilità di comunicare tutto alle autorità sanitarie. Come sempre: fatta la legge, trovato l'inganno.


Ultimo aggiornamento: Lunedì 1 Giugno 2020, 11:04
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