Tessere elettorali con il cognome del marito, la rabbia delle elettrici: «È la legge, stiamo tornando indietro»

Tessere elettorali con il cognome del marito, la rabbia delle elettrici: «È la legge, stiamo tornando indietro»

Tessere elettorali con il doppio cognome per le donne sposate ed è subito un salto indietro nel tempo. A margine dei risultati delle elezioni europee sta montando una polemica sui documenti delle elettrici. «Ho rinnovato la tessera elettorale e mi sono ritrovata il mio nome e il cognome 'in' quello di mio marito, cosa che nelle precedenti tessere non c'era. In 35 anni di matrimonio è la prima volta che mi succede. Non è una bella sensazione», spiega all'Adnkronos Iole Murruni, l'ex presidente del Municipio V Valpolcevera, a Genova, dopo il post scritto sulla sua pagina Facebook che ha sollevato il caso delle nuove tessere elettorali per le elettrici.

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«Il diritto di famiglia - continua - è andato avanti, non è più come un tempo, la società si è evoluta e non vedo perché dovrei essere io a chiedere di toglierlo: il cognome del marito non ci dovrebbe essere di default». Chi ha effettuato il rinnovo per questa tornata elettorale ha trovato accanto al nome e cognome della titolare della tessera anche il cognome del marito, in aggiunta. «Sono le nuove disposizioni del Ministero dell'Interno - si legge nel post - Piccole cose forse, che però fanno capire che si sta tornando indietro», aggiunge Murruni, sulla possibilità prevista dalle nuove direttive in materia.
«Le prime a protestare - spiega ancora Murruni - ho letto che sono state le donne residenti  all'estero: a loro è stato risposto che per rintracciarle è stato inserito anche il cognome del marito, in aggiunta. Poi quella prevista è una possibilità, non l'obbligo ad inserirlo invece di defautl a tutte... Io lì per lì non ci avevo fatto caso se n'è accorto mio marito. Non è una bella sensazione. Mi sembrava che questa cosa l'avessimo superata, la donna anche se sposata non si identifica col marito. Io sono sposata e felicemente da 35 anni, questo però mi è sembrato un ritornare indietro. Stiamo tornando indietro su tante cose gravi, questa può sembrare una piccola cosa,  ma non è un bel segnale».


Le disposizioni che incidono sulla materia delle tessere elettorali, alle quali si fa riferimento per il caso, sollevato dall'ex presidente del Municipio Valpolcevera di Genova, sono due: la prima contenuta nell'articolo 13 della legge numero 120  del 30 aprile 1999, riguardo le "Disposizioni in materia di elezione degli organi degli enti locali nonché disposizioni sugli adempimenti in materia elettorale". Le seconde disposizioni invece riguardano il Dpr 299 del 2000 sulle modalità di rinnovo della tessera, dove viene prevista la possibilità per le donne sposate di far seguire al proprio nome e cognome quello del marito. «A me non è stato chiesto nulla al momento del rinnovo, e quella prevista dovrebbe essere una possibilità non l'obbligo, così l'ho intesa - precisa Murruni, che ha ritirato la tessera pochi giorni fa - credo un input ci sia stato se queste disposizioni fino ad oggi sono rimaste in applicate».  


«La legge recita: “per le donne coniugate il cognome può essere seguito da quello del marito”. Può, non deve. Io non lo voglio, e deve essermi data una tessera valida. È una grave violazione di diritti delle donne, per la quale le donne nemmeno protestano. Al Comune mi è stato detto che nessuna donna oggi si è rifiutata di accettare questa imposizione. Ho risposto che mi dispiace, ma che non avrei ritirato quella tessera, e che se non fosse stata sostituita avrei denunciato il fatto in quanto mi sarebbe stato impedito l’esercizio del mio diritto di voto. C’è voluto un po’, ma ho ricevuto la mia tessera corretta, col timbro del Comune», le parole su Facebook dell'elettrice Marilena.
Lunedì 27 Maggio 2019, 10:56
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