Il terremoto a L'Aquila e la sentenza choc: «Concorso di colpa chiesto dallo Stato». Il ricorso parte in salita

I legali dei familiari sono consapevoli del fatto che si troveranno contro lo Stato

Il terremoto a L'Aquila e la sentenza choc: «Concorso di colpa chiesto dallo Stato». Il ricorso parte in salita

Parte in salita il lavoro sull'appello alla sentenza choc del tribunale civile dell'Aquila che prevede il concorso di colpa del 30% per le 24 vittime nel crollo del palazzo di via Campo di Fossa, avvenuto con il terremoto dell'Aquila del 2009. I legali dei familiari sono consapevoli del fatto che si troveranno contro lo Stato: è emerso, infatti, che la richiesta del concorso di colpa era contenuta nella memoria di costituzione presentata, nell'ambito del processo sui risarcimenti danni, dall'Avvocatura regionale in rappresentanza dell'allora ministero per le Infrastrutture e del ministero dell'Interno.

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Terremoto, il concorso di colpa chiesto dallo Stato

A sottolinearlo, l'avvocato Maria Grazia Piccinini, mamma di una delle vittime del sisma, Ilaria Rambaldi, studentessa di Lanciano. Il pronunciamento del giudice Monica Croci ha suscitato sul web l'indignazione non solo nella comunità aquilana, ma di tutta Italia. La città, colpita da un sisma che provocò 309 morti, 1600 feriti e 100mila sfollati, nel pieno della ricostruzione si sente violata una seconda volta. Come ha detto il medico Vincenzo Vittorini, che sotto le macerie ha perso la moglie e una figlia, le vittime sono state uccise una seconda volta. «È una sentenza sbalorditiva. Nell'immediato stigmatizziamo, ma non finirà qui. È successa una cosa molto grave per cui non può passare sotto silenzio». Quindi, dopo il sit in spontaneo di ieri sera, non sono escluse altre manifestazioni di protesta.

Tra le prese di posizione più dure quella dell'ex parlamentare Pd Stefania Pezzopane, oggi consigliere comunale nel capoluogo abruzzese: «È una sentenza choc, lo Stato assolve lo Stato e da una schiaffo alla città». «Il giudice ha attuato la memoria dell'Avvocatura e quindi si è adeguata pedissequamente - spiega ancora la mamma di Ilaria -.La ripartizione chiesta vede le vittime quasi sullo stesso piano del costruttore che non ne ha indovinata una, al quale è stato dato il 40% delle responsabilità, e l'altro 30% distribuito tra Mit e Interno, in rappresentanza del Genio civile e della Prefettura per le loro competenze in materia di costruzioni».

Anche se i tempi dell'appello non sono stringenti, l'avvocato Piccinini ha una strategia. «Ci sono tanti elementi che raccoglieremo nell'appello: mi viene in mente come possa esistere un concorso di colpa per le vittime in assenza di un precetto, nessuno aveva messo sull'avviso le persone, nessuno aveva detto 'uscite di casà, quindi dove sta il comportamento incauto? Anzi, non solo non c'è stato un precetto, ma c'è stata una rassicurazione con l'allora vice capo della protezione civile nazionale, Bernardo De Bernardinis, condannato in via definitiva per aver lanciato messaggi rassicuranti, invitando tutti a convivere con la situazione e a tranquillizzarsi con un bicchiere di vino rosso». Il riferimento è al processo seguito alla maxi inchiesta sui crolli, che ha portato alla condanna in primo grado a sette anni dei sei scienziati componenti la Commissione Grandi rischi per aver sottovalutato il rischio sismico: personaggi assolti in appello, a differenza di De Bernardinis, la cui condanna è stata confermata dalla Cassazione.


Ultimo aggiornamento: Giovedì 13 Ottobre 2022, 20:03
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