Manda un sms agli amici: «Ve vojo ben». Poi Francesco si getta dal terzo piano

Padova, manda un sms agli amici: «Ve vojo ben». Poi Francesco si getta dal terzo piano

Era arrivato a Padova per un paio di giorni sereni con gli amici di sempre. Una pizza in compagnia sabato sera e un giro per le piazze. Ieri mattina doveva trovarsi con uno di loro, ma ha annullato l'appuntamento all'ultimo. Poi ha preso il telefono e ha mandato un messaggio a tutti i suoi amici: «Ve vojo ben». Quindi ha aperto la portafinestra del terrazzo della camera al terzo piano dell'Hotel Maritan dove alloggiava, ha scavalcato la ringhiera e si è gettato nel vuoto, incapace di affrontare un altro giorno della sua vita, che non era stata semplice. È morto così, sotto gli occhi degli ospiti dell'albergo e dei numerosi passanti e automobilisti di via Gattamelata, Francesco Cacciavillani, 54 anni, fratello del sindaco di Stra, Caterina, e figlio del noto avvocato e scrittore, Ivone.

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Francesco era molto conosciuto a Padova dove aveva frequentato le scuole e dove tornava quando poteva per seguire le partite dei biancoscudati dalla curva Fattori in mezzo agli amici Ultras.

 
Non riesce a darsi pace l'amico Paolo, l'ultimo che ieri mattina l'ha sentito. Incredulo che Francesco, che di recente aveva anche trovato lavoro a Belluno, abbia deciso di togliersi la vita. «Era arrivato a Padova sabato - racconta con un nodo alla gola - avevamo passato la serata in pizzeria tra vecchi amici. Mi sembrava il Francesco di sempre, ci aveva parlato del nuovo impiego che aveva trovato, era solo un po' più taciturno del solito, ma nulla, nulla che potesse farci presagire quel che aveva in animo di fare». Dopo cena Paolo ha accompagnato il 54enne all'albergo di via Gattamelata: «L'ho portato io in auto, prima di andarmene a casa. Ci siamo lasciati con l'accordo di rivederci questa mattina (ieri, ndr) per fare colazione assieme. Poi ieri mattina ha mandato a me e ad altri amici un messaggio. Ha scritto Ve vojo ben. La cosa mi è sembrata strana così l'ho chiamato e gli ho chiesto se aveva qualche problema. Mi ha risposto solo che non si sentiva troppo bene e che per questo avrebbe saltato la colazione con me. Sarà per un'altra volta, mi ha detto. Pochi minuti dopo ho saputo cos'era successo. Sono sconvolto. Chi è triste, d'estate soffre ancora di più la solitudine. Forse per questo l'ha fatto. Non riesco a darmi una spiegazione». IL DOLORE Anche gli altri amici e gli Ultras del Padova sono shoccati per la morte di Cacciavillani, che tutti conoscevano come Il Caccia. «Tiferà il Padova e la Juve da lassù. Per lui ci sarà sempre un posto in tribuna. Cesco, eri un amico di quelli che non si trovano in vita, 40 anni di amicizia legati da un sentimento che ci ha sempre fatto sapere di esserci l'uno per l'altro. Tienimi un posto vicino a te, come quando andavamo a vedere il Padova in pullman... farò tardi, ma arriverò» assicura Marco. E l'altro amico, Sergio, si unisce al cordoglio della compagnia: «Che riposi in pace, se lo merita». Bocche cucite, invece, all'hotel Maritan, l'elegante struttura che si trova a poche decine di metri dall'ospedale cittadino e dallo Iov, l'Istituto Oncologico Veneto, dove Francesco Cacciavillani ha deciso di porre fine alla sua vita. Un paio d'ore dopo la tragedia, nulla lasciava trasparire il dramma vissuto nella struttura che, sabato, aveva accolto quel cliente tranquillo. Nulla lasciava presagire la tragedia che invece si è consumata al terzo piano. Cacciavillani aveva chiesto una stanza, come qualsiasi altro turista che arriva in città. Nessun segnale che qualcosa tormentasse l'uomo che vi ha trascorso la notte. Una notte forse densa di pensieri, di riflessioni che nessuno potrà mai comprendere. Poi ieri mattina, intorno alle 10 l'addio agli amici e la decisione di farla finita. Marina Lucchin Luisa Morbiato © RIPRODUZIONE RISERVATA

Lunedì 19 Agosto 2019, 09:37
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